L’uomo contemporaneo pensa di aver prenotato un “pacchetto all inclusive”, confina Dio nell’irrazionale e non prova più nulla neanche davanti ad un’opera d’arte. Ma Dio, che in Maria ha fatto grandi cose, ci richiama alle altezze della nostra vocazione cristiana
di Michele Brambilla
«Ci sono uomini e donne che percorrono le strade della vita come turisti assicurati, come quelli che hanno comprato il pacchetto e le relative assicurazioni: tutto è programmato», incasellato, rimprovera con forza mons. Mario Delpini nell’omelia della solennità dell’Assunzione di Maria al cielo, pronunciata in Duomo il 15 agosto. Coloro che affrontano la vita come turisti ego-centrati «entrano ed escono dalle chiese, per esempio, dalle testimonianze sublimi dei capolavori della fede, ma non ne comprendono nulla, non si aspettano nessuna Annunciazione, non sono disponibili per nessuna conversione. Forse uno dei segni dell’esaurirsi della fede è l’esaurirsi dello stupore, quando la vita è un’ovvietà, quando le giornate sono una grigia quotidianità, quando le emozioni sono provocare artificiosamente dai mercanti che devono piazzare la loro merce, quando l’eccitazione è provocata da una torbida interiorità, quando sono le apparenze a provocare un temporaneo meravigliarsi».
«L’umanità che si è estraniata dalla fede, che ha circoscritto Dio nelle astruse lontananze dell’insignificanza, si è come circondata dall’indifferenza e dalla disperazione per evitare che irrompa l’inatteso», o meglio l’Inatteso, il Signore. Ben diverso era il vivere nella casa di Zaccaria ed Elisabetta, dove si attendeva la nascita di san Giovanni Battista dopo tanto sperare e pregare. Tanto più a Nazareth, da cui giunge anche per Elisabetta l’annuncio gioioso dell’ingresso nel mondo del Messia atteso dai secoli. «E Maria canta la rivelazione sorprendente della sollecitudine dell’Onnipotente» verso gli uomini.
«Forse possiamo domandarci quando è stata l’ultima volta in cui abbiamo sperimentato l’irrompere della gioia sorprendente nella nostra vita», chiede l’arcivescovo. La Casa del Padre è il luogo della festa preparata per sempre per tutta l’umanità: Maria vi è entrata perché si è lasciata travolgere dalla gioia di Dio. Tutti noi potremmo «essere chiamati a scrivere pagine di storia della Salvezza».
Mons. Delpini ricorda che la gioia che viene dal Signore «non viene dalle circostanze favorevoli, non è l’esito di un successo o di un carattere incline al buon umore, ma la gioia che viene da Dio» stesso, il quale non smette di incidere nella storia umana il suo desiderio di salvare tutti gli uomini. Il cattolico si deve riconoscere per la capacità di sapersi ancora meravigliare e di mettere in opera con originalità i talenti che il Signore gli ha dato.
Prima di impartire la benedizione solenne, mons. Delpini si fa eco della richiesta del card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, che chiede di pregare per la Terra Santa in occasione della solennità del 15 agosto. «Momento così delicato e trepido per la pace», osserva l’arcivescovo nelle stesse ore in cui a Doha le parti in conflitto cercano di nuovo di trovare un difficile accordo. Traduce sia in inglese che in spagnolo la preghiera del cardinale.
L’arcivescovo con le sue parole non intendeva di certo condannare il viaggiare in se stesso, che è cosa molto buona quando prende le forme di un pellegrinaggio o della visita pastorale. Egli stesso parte poche ore dopo la Messa dell’Assunta per andare a trovare altri missionari fidei donum. L’11 agosto ha visitato tutte le chiesette della Val Veddasca, dalle parrocchiali ai santuari.
Lunedì, 19 agosto 2024






