Mons. Mario Delpini visita i fidei donum ambrosiani in Congo e celebra Messa in suffragio dell’ambasciatore Luca Attanasio, ucciso nel 2021 in un agguato al suo convoglio, evidenziando una realtà in cui la Chiesa si ritrova a combattere anche contro una feroce “caccia alle streghe”
di Michele Brambilla
Il 16 agosto mons. Mario Delpini parte per il Congo “ex-Zaire”, per andare a trovare altri missionari fidei donum ambrosiani, sia laici che religiosi. E’ anche un percorso in memoria di Luca Attanasio, ambasciatore dell’Italia assassinato in un agguato il 22 febbraio 2021. Mons. Delpini celebra Messa in memoria di Attanasio il 17 agosto: partecipa numerosa anche la comunità italiana del Congo e per cantare giunge, sempre da Milano, il Coro Elikya, noto per l’animazione dei grandi raduni giovanili ambrosiani. Il coro compie 10 anni di attività, ha accolto giovani cattolici di ogni provenienza e nei suoi canti ha sempre inserito sonorità degli altri continenti.
Non è una situazione facile quella del Congo, specie nel Nord Kivu, dove proseguono le tensioni e giusto il 4 agosto è stato proclamato un cessate il fuoco. L’arcivescovo ha modo di incontrare anche il suo omologo di Kinshasa, il card. Fridolin Ambongo Besungu, ma di tutto questo non circola alcun testo scritto o orale.
Si possono leggere, invece, le introduzioni di don Maurizio Zago, responsabile dell’Ufficio missionario della Curia milanese. Egli riconosce che l’omicidio di Attanasio, morto assieme ad un carabiniere e al suo autista, sembra essere stato dimenticato anche in patria, «per questa ragione ricordare l’ambasciatore può aiutare a non dimenticare questo episodio e a riflettere le responsabilità che la politica detiene per il progresso di un Paese. Attanasio l’aveva vissuta come una vocazione e un alto servizio, che quando è ben svolto può produrre soltanto benefici». Come si ricordò ai tempi del funerale, Attanasio era cresciuto in oratorio e metteva nel suo lavoro tutta la sua cattolicità.
«Un aspetto comune di Perù e Congo è che sono Paesi molto ricchi» di risorse, «ma con tanti problemi, dovuti probabilmente a cause per noi difficili descrivere, dato che se ne parla poco e solo per episodi», dice sempre don Zago, che accompagna mons. Delpini nel viaggio in Africa, in un altro articolo introduttivo. In Congo la presenza di fidei donum ambrosiani è più recente e limitata, ma comincia a creare realtà significative come l’Associazione Cenacle, che accoglie in case-famiglia, per esempio, i bambini tacciati di stregoneria anche da molti pastori protestanti. Infatti «sono proprio i pastori di queste chiese a essere determinanti nell’accusa ai bambini. Questi pseudo preti devono infatti accertare la presenza di uno “spirito maligno”. E il trattamento “spirituale”, come viene definito, potrà iniziare solo dopo che il bambino ha confessato. Le ammissioni di colpa sono ottenute con la forza, in certi casi con vere e proprie torture: incisioni nell’addome con machete non sterilizzati, lunghi digiuni, purghe, bruciature con cera rovente. In cambio di denaro, i pastori propongono poi la “cura dell’anima”, ovvero, la guarigione divina e la liberazione del bambino». Molto spesso, dietro queste torture, ci sono valutazioni indotte dalla miseria più nera: si pensa di allontanare dalla famiglia qualche bocca da sfamare. Ascoltando queste testimonianze nella loro ruvidezza si può dedurre come la Chiesa cattolica si dimostri ancora una volta il faro dell’autentica civiltà.
Lunedì, 26 agosto 2024






