La fine del mese di agosto consegna all’arcidiocesi due importanti anniversari, intrecciati tra loro: il 70° dell’incoronazione della Madonna del Bosco di Imbersago (29 agosto) e il 70° della morte di colui che avrebbe dovuto incoronarla, il beato card. Schuster (30 agosto). Parlando ai turisti milanesi a Rapallo, l’arcivescovo ricorda poi cosa significhi essere pastori e comunità cattoliche
di Michele Brambilla
Il 25 agosto mons. Mario Delpini celebra nel santuario della Madonna del Bosco di Imbersago il 70° anniversario (anche se la data esatta è il 29 agosto) dell’incoronazione, da parte del patriarca di Venezia (Angelo Giuseppe Roncalli, ovvero san Giovanni XXIII) a nome dell’arcivescovo di Milano, il card. Alfredo Ildefonso Schuster, della bellissima statua conservata sull’altare maggiore della chiesa. Il beato card. Schuster, in quelle ore molto debilitato, morì il giorno dopo l’incoronazione della Madonna di Imbersago: accanto al santuario brianzolo si conserva come reliquia il riallestimento della sua camera da letto.
Avvenimenti storici, quindi, molto importanti da ricordare. Alla celebrazione delle 16.00 del 25 agosto, presieduta dall’arcivescovo, sono invitati anche coloro che erano presenti fisicamente ad Imbersago il 29 agosto 1954. Mons. Delpini, nell’omelia, osserva che «c’è nella vita comunitaria la tentazione dell’omologazione», respingendo «una ispirazione che accende un desiderio di maggiore radicalità, di una preghiera più intimamente partecipata, di una carità praticata con disponibilità e finezza illimitate, di una testimonianza più coraggiosa e limpida, di una interiorità più semplice e pura». Si reagisce a questa tentazione con l’imperativo «custodire l’irrinunciabile», ovvero «non posso rinunciare alla mia relazione con Gesù».
Il pastore è colui che indica al suo gregge la Meta verso la quale tutto il creato è in cammino. Il 26 agosto l’arcivescovo fa visita ai vacanzieri milanesi nella cittadina ligure di Rapallo. Poiché tanti di loro, al ritorno dalle ferie, troveranno dei nuovi parroci, mons. Delpini decide di dedicare un’omelia alla «spiritualità dei segnali stradali», che dal punto di vista retorico simboleggiano i Comandamenti e il ruolo del sacerdote nella comunità. Lo si comprende molto bene quando, ricordando che «gli automobilisti che rientrano dalle ferie affrontano talora viaggi lunghi e un po’ esasperanti, per il traffico, per il comportamento arbitrario di altri automobilisti, per i lavori in corso che complicano la circolazione», aggiunge che «più importanti potrebbero essere segnali che sono sulla strada della vita e che orientano non il viaggio di rientro dalle ferie, ma la vita ordinaria».
I navigatori satellitari non sempre memorizzano la strada giusta e qualche volta conducono l’automobilista ad un vicolo cieco. L’esempio serve all’arcivescovo per ammonire sia il clero che il popolo ambrosiano. «C’è un modo di esercitare la responsabilità che chiude le strade e impedisce di giungere a qualche meta. Un modo di essere genitori, di vivere la responsabilità sul lavoro, nella comunità che diventa motivo di umiliazione degli altri, che promette ciò che non può mantenere, che presenta un’immagine contraddetta dalla realtà», dice infatti mons. Delpini. Un richiamo a tutte le comunità ambrosiane, in ogni loro componente, perché sappiano essere davvero volto tangibile della paternità di Dio.
Lunedì, 2 settembre 2024






