La Chiesa benedice l’inizio dell’anno scolastico e le forze dell’ordine perché, quando c’è il Signore, il male si allontana. Il segreto di una vita luminosa è aprire le porte a Gesù
di Michele Brambilla
Il 26 settembre mons. Mario Delpini celebra a Metanopoli di S. Donato Milanese la Messa di benedizione dell’anno scolastico: un rito che sta diventando particolarmente caro a molte parrocchie ambrosiane e che sottolinea la partecipazione della comunità cristiana al bene comune.
Nell’omelia l’arcivescovo porta i molti presenti a riflettere sul fatto che nella vita quotidiana non sempre ci sono giorni pieni di luce: tutte le nostre esistenze hanno un «lato buio che si nasconde nell’animo umano, quell’angolo di cui ci vergogniamo, che può essere rischiarato con la preghiera, il pensiero e l’amore» donato agli altri.
L’angolo buio della nostra anima è «un luogo di cui forse si ha paura perché lì c’è qualcosa di inquietante, dove si trovano le cose cattive, che vengono fuori anche delle persone buone, come fosse un angolo buio di un palazzo dove non si entra perché si ha paura di quello che ci si può trovare»: parole che richiamano immediatamente le tragedie familiari del mese trascorso, tanto più dolorose quanto cresciute all’interno di contesti ordinari, persino ben educati (entrambi i ragazzi di Paderno Dugnano, l’assassino e la sua piccola vittima, frequentavano l’oratorio).
«Ma ci sono vie per accendere una luce in questo lato oscuro e io vorrei suggerire che nel corso dell’anno scolastico, oltre alle cose ordinarie che si fanno a scuola, ci sia l’occasione per superare quell’inquietudine», ovvero per rispondere alle domande di senso a cui, spesso, molti nostri contemporanei si sottraggono.
La Chiesa, Corpo mistico di Cristo, c’è per questo: pensando all’ingresso di Gesù a Gerusalemme, mons. Delpini osserva che «Gesù entra nella sua città e la città è come se si accendesse di luce». In Gerusalemme e nelle nostre anime «Gesù non entra come ispettore per vedere se c’è qualcosa da castigare, ma piuttosto come un amico che ci accompagna» verso la vita senza fine. Lo possono constatare molti confessori, come testimonia sul sito diocesano don Gian Battista Rizzi, confessore a Lecco, nel santuario di Nostra Signora della Vittoria: ci sono tre categorie di penitenti, e la terza è composta da «coloro che arrivano a chiedere di celebrare il sacramento della Riconciliazione a distanza di 10, 20, addirittura 30 anni. Sono persone che si dicono toccate intimamente dalla grazia e dalla Parola di Dio e nelle quali si constata l’opera molto tangibile della grazia di Dio. Queste confessioni convertono anche noi confessori, perché commuove constatare come, anche in questo tempo non facile, il Padre non smette mai di cercare e voler salvare l’umanità».
L’arcivescovo presiede la mattina di quello stesso 26 settembre una Messa in Duomo per i 250 anni della Guardia di finanza, lodando nell’omelia «quegli uomini e quelle donne che prestano il loro servizio con dedizione e serietà, senza pretendere applausi e medaglie». Il pregio dei discepoli autentici è che «stanno insieme a Gesù, anzi stanno in Lui». Chi dimora presso il Signore ne trasmette la luce. «Non sono i grandi personaggi che fanno notizia», ma coloro che «ci sono sempre», su cui puoi fare affidamento. Gesù c’è sempre, e deve esserci sempre anche il cattolico.
Lunedì, 30 settembre 2024






