L’insegnamento di mons. Delpini sulla guerra, dalla Prima guerra mondiale al 7 ottobre 2023
di Michele Brambilla
La settimana appena trascorsa ha visto mons. Mario Delpini guidare un pellegrinaggio a Trieste e Aquileia (27-30 settembre), con la visita anche a luoghi cari alla memoria del Novecento come il sacrario di Redipuglia, dove riposano migliaia di caduti della Grande Guerra. Anche l’antichissima basilica di Aquileia è legata alla Prima guerra mondiale, dato che al termine del conflitto fu tra le sue navate che venne selezionata la salma del “milite ignoto” da scortare fino a Roma.
A Redipuglia l’arcivescovo ha riflettuto su Maria «che accoglie tra le braccia il corpo del Cristo crocifisso»: nell’Addolorata si possono rispecchiare tutte le madri che hanno perso un figlio nella storia, specialmente se in circostanze tragiche. Ricordando la corsa alle armi del 1914, mons. Delpini rievoca che «in Italia come in Austria tanti volontari sono partiti ispirati da un ideale patrio, però in noi rimane questo strazio», che è la ferita che tutte le guerre lasciano, al di là degli ideali sbandierati dai potenti per spingere all’arruolamento. Rimane un enigma profondo «che delle persone vogliano uccidere altre persone», soprattutto se la furia omicida si abbatte su madri, bambini, anziani.
Forse occorre ricordarsi che «la guerra, quando è in corso e tantomeno quando è finita, non permette di valutare obiettivamente torti e ragioni» e ridare centralità all’uomo concreto e sofferente. «Suffragio vuol dire che con la preghiera entriamo in comunione con questa folla sterminata di persone e che vorremmo pregare per tutti, per chi ha ucciso e per chi è rimasto ucciso», come insegna il Signore.
Il 3 ottobre ricorre il Capodanno ebraico. La ricorrenza si intreccia con il primo anniversario del pogrom del 7 ottobre 2023, dopo il quale sono aumentati esponenzialmente gli atti di antisemitismo anche in Europa. L’arcivescovo ha più volte offerto la propria solidarietà alla comunità ebraica e nel messaggio di auguri del Capodanno 2024 non nasconde che «la situazione che stiamo vivendo domanda una partecipazione ancora più intensa. Il 7 ottobre, pochi giorni dopo la solenne ricorrenza, cadrà infatti il primo anniversario degli attentati terroristici che hanno sconvolto e segnato la vita di tante famiglie israeliane, innescando un conflitto che ancora non si spegne». «II clima che si respira a livello mondiale sembra avere cancellato parole come pace, fraternità, fiducia, vita insieme. Anche la parola “Dio” fatica ad essere ascoltata», in particolare se riferita al Dio giudeo-cristiano, vilipeso assieme ai popoli che lo adorano.
«Con animo profondamente turbato, ci sentiamo immersi dentro un pellegrinaggio verso gli abissi del male, dell’odio, dell’ingiustizia. Avvertiamo di doverci appoggiare con forza alla nostra fede per non essere vinti dalla paura e dallo sdegno e per trovare, nonostante tutto, una via di speranza», che si può cogliere, per esempio, dal fatto che l’arcidiocesi di Milano «accompagna con le sue preghiere le vostre, affinché l’Altissimo asciughi le lacrime di tante vittime e dia a ognuno la forza per attraversare il buio del dolore e dello smarrimento, grazie alla luce e alla pace che Lui solo sa donare». In più, «assicuro il deciso sostegno della Chiesa Ambrosiana perché siano contrastati gli episodi di odio e le insorgenze di pregiudizi e accuse che pensavamo ormai consegnati alla storia».
Lunedì, 7 ottobre 2024






