La comunione ecclesiale e la franchezza dell’annuncio cattolico nelle omelie di mons. Delpini alla partenza per il Sinodo
di Michele Brambilla
Dal 2 al 27 ottobre si riunisce in Vaticano la seconda sessione del Sinodo sulla sinodalità voluto da Papa Francesco. Ha al suo centro le dinamiche di comunione interne alla Chiesa. Il Papa ne fa un discorso anzitutto di metodo, che deve permeare ogni ambito ecclesiale. Il nostro arcivescovo, mons. Mario Delpini, è invitato al Sinodo anche in questa occasione, ma il 5-6 ottobre riesce a tornare a Milano e a pronunciare alcune omelie significative.
La prima è certamente quella delle ordinazioni diaconali, la mattina del 5 ottobre. Nell’omelia riconosce, infatti, che «si dovrebbe dire che noi stiamo celebrando una esagerazione. Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo ascolta la preghiera del Figlio e consacra nella verità questi suoi figli. È una esagerazione: sono chiamati a vivere una appartenenza, una partecipazione alla vita e alla missione di Gesù che suona francamente esagerata» ad un mondo che fugge dalle decisioni definitive e reputa una forma di “estremismo” che qualcuno desideri consacrarsi a questo Dio. Addirittura, «in questo tempo di individualismo, in cui le persone ritengono inappellabile il diritto di fare quello che vogliono, questi uomini dichiarano di rendersi disponibili per fare quello che il Signore vuole, in obbedienza a quello che la Chiesa chiede».
Perché fanno ciò? Perché, spiega l’arcivescovo, predicando alle Suore di S. Eusebio nella loro casa generalizia a Vercelli, il pomeriggio di quel 5 ottobre, «è ancora ardente l’amore di cui bruciava la giovinezza», ed è un amore che spinge a far sì che anche gli altri uomini si innamorino di Cristo. La Chiesa è mistero d’amore fin dalle origini.
Recandosi il 6 ottobre nella parrocchia di S. Michele Arcangelo a Busto Arsizio, nell’omelia mons. Delpini rovescia le lamentele tipiche di questo periodo. «Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù. Desideriamo che venga il Regno di Dio perché crediamo alla promessa di Gesù; pratichiamo il comandamento di Gesù perché professiamo la nostra fede in lui, via, verità e vita»: il Signore non smette di agire sulle anime neanche in questo tempo.
E quanto agisca lo si può vedere nella devozione crescente al beato Carlo Acutis, di cui il 12 ottobre cade la ricorrenza liturgica. La sera dell’11 ottobre, nei primi vesperi della festività, il vicario generale, mons. Franco Agnesi, presiede la celebrazione in S. Maria Segreta, la parrocchia del beato, che avvia la staffetta della sua reliquia negli oratori milanesi. I cronisti rimangono stupefatti della rapidità con la quale si sta diffondendo la fama di santità di questo ragazzo, morto di leucemia nel 2006 ma già capace, nelle scuole medie, di mettere in piedi siti internet e ben quattro mostre, di cui una, ormai celebre, sui miracoli eucaristici. Gli oratori dedicano gli eventi dall’11 al 12 ottobre specificamente ai cresimandi e ai preadolescenti, l’età in cui il beato ha compiuto le sue scelte fondamentali. I ragazzi si incontrano con i propri vicari episcopali di zona, vivendo nel concreto la comunione ecclesiale.
Lunedì, 14 ottobre 2024






