L’Occidente laicista contemporaneo come la paganità in rovina dei tempi di Cristo. Ha però davanti esempi anche recenti di santità nel quotidiano, come il beato Rosario Livatino, di cui l’arcivescovo benedice un’immagine nel tribunale di Busto Arsizio
di Michele Brambilla
Accogliendo a Milano, il 28 ottobre, il capolavoro artistico che rimarrà esposto al Museo diocesano per tutto il periodo natalizio, mons. Mario Delpini guarda soprattutto lo sfondo dell’Adorazione dei Magi (1475) di Sandro Botticelli (1445-1510), in cui il pittore ha inserito resti di templi classici per indicare la vittoria di Cristo sul vecchio paganesimo, e ne trae, nel suo discorso per l’inaugurazione, un monito.
Facendo, infatti, un paragone con il neopaganesimo di oggi, «chiediamoci che cosa tiene in piedi una città che continua a essere motivo per la voglia di vivere, di futuro, di costruire. Questa immagine ci dice che c’è un punto di riferimento, Gesù, una vita nuova che nasce e che è promettente, come sottolinea nella tavola, la presenza di un pavone, simbolo di vita eterna». Perché «Questa è la mia risposta: una società finisce e muore quando non ha più una ragione per vivere. Mi impressiona la distrazione nei volti di molte di queste figure. Anche la città è distratta, non concentrata sull’essenziale, ma l’allestimento di questo capolavoro è un invito a vivere, ad avere un fondamento per la speranza», dice l’arcivescovo. Osservando sulla tela anche il corteo dei Magi, in cui Botticelli ha voluto dipingere anche i suoi mecenati, mons. Delpini sottolinea che «tutti i sapienti, i Medici, artefici della grande civiltà fiorentina, vanno verso Gesù», l’unico vero Redentore della storia umana.
Lo aveva ben chiaro il beato Rosario Livatino (1952-80), di cui il 29 ottobre ricorre la memoria liturgica. Su iniziativa di don David Maria Riboldi, cappellano del carcere di Busto Arsizio, nel tribunale della cittadina viene appesa un’immagine del martire che lo ritrae in toga, con la palma del martirio, e la mano appoggiata su due libri: il Vangelo e il Codice Penale.
L’arcivescovo, presente assieme a molti magistrati e autorità militari, nel discorso per la benedizione dell’immagine torna a parlare di civiltà. «Noi sogniamo un mondo in cui i magistrati non siano minacciati o esposti alla vendetta. Un mondo in cui chi delinque possa redimersi, nel quale le vittime possano trovare giustizia ed essere risarcite», proclama infatti. E non c’è dubbio che questo possa accadere solo sub tutela Dei, come scriveva lo stesso Livatino. Non un Dio qualsiasi, ma Colui che estende il suo perdono anche all’adultera della pagina di Vangelo letta durante la cerimonia. «La donna è redenta e libera, egli evita un atteggiamento vendicativo. Ma questo rischia di rimanere un sogno. Di fronte a questo mondo imperfetto ci vuole eroismo», e sebbene «noi non possiamo chiedere a tutti di essere eroi, ma possiamo sperare in donne e uomini che credono nell’umanità, disponibili ad aggiustare questo mondo imperfetto».
Ci vuole, insomma, quella santità quotidiana più volte richiamata da mons. Delpini nei suoi discorsi. L’arcivescovo ricorda che «lo stesso Livatino pregava per le persone che erano soggette al suo giudizio e che magari avrebbe condannato. Non poteva sottrarsi al suo ruolo, ma non disperava mai dell’umanità, credeva nell’umanità perché in ogni persona che doveva giudicare vedeva l’immagine di Dio che può risvegliarsi». E’ accaduto a singoli peccatori, può accadere ancora per l’intero Occidente.
Lunedì, 4 novembre 2024






