Mentre molti, anche tra i cattolici, inseguono i parametri mondani, un ragazzo diventa santo e al PIAMS si continua ad insegnare la vera musica sacra
di Michele Brambilla
La Fondazione Oratori Milanesi ha da tempo iniziato il percorso verso la canonizzazione del milanese Carlo Acutis (1991-2006), ma fino ad ora mancava la data. A fornirla, a sorpresa, lo stesso Papa Francesco durante l’udienza generale del 20 novembre: il Santo Padre annuncia, infatti, che Carlo assurgerà al più alto onore degli altari durante il Giubileo degli adolescenti (25-27 aprile 2025). Suonano subito le campane a festa ad Assisi, città così tanto amata dal beato da essere stata scelta come suo luogo di sepoltura. La festa a Milano non è da meno: mons. Mario Delpini fa pubblicare immediatamente un comunicato in cui si conferma che «la nostra terra è terra di santi».
«Ci sono i santi della porta accanto, quelli dei quali nessuno scrive la vita o per i quali nessuno costruisce altari. Sono la moltitudine che nessuno può contare e che quotidianamente, senza imprese degne di nota, silenziosamente tiene in piedi il mondo», come più volte sostenuto dallo stesso mons. Delpini. Ci sono poi i santi canonizzati, «che hanno vissuto tra noi ma che sono di tutti, che la Chiesa propone a tutti perché tutti li preghino con fiducia, ne ascoltino le parole, ne conoscano le opere», come sarà proprio di Carlo Acutis. «Posto sugli altari, potrà continuare a dire quanto ha detto in questi anni con la sua straordinaria popolarità. Ha detto – infatti – che tutti siamo chiamati alla santità: non solo i poveri, ma anche i ricchi, non solo le personalità straordinarie, ma anche le persone qualsiasi, non solo i fondatori di ordini religiosi, ma anche gli ammiratori dei consacrati e delle consacrate, non solo i sani, ma anche i malati, non solo gli adulti, ma anche gli adolescenti», proprio la fascia d’età che di questi tempi desta le maggiori preoccupazioni. Guardando all’esempio di Carlo Acutis, «forse lo ascolteranno e saranno chiamati fuori di casa, fuori dalle loro tristezze, dai loro complessi, dalla loro rabbia, dalla loro inconcludenza. Forse ascolteranno la voce che viene dal cielo per loro e troveranno la gioia di vivere, il coraggio di amare, la fortezza nel soffrire», in poche parole il senso dell’esistere.
Il mondo contemporaneo è affamato di bellezza. La sera del 21 novembre mons. Delpini benedice i nuovi organi del Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra (PIAMS), presso la chiesa di S. Maria Incoronata a Milano. L’arcivescovo sottolinea la concomitanza con la prima settimana in cui si utilizza la seconda edizione del Messale Ambrosiano, «che ha un’implicazione musicale interessante e può essere còlta come occasione di arricchimento personale e collettivo nel vivere la celebrazione. Il compito del PIAMS è di livello specialistico, ma può ricadere sul territorio anche come ricchezza complessiva per le celebrazioni», dato che «mediamente si ha l’impressione che il livello del canto nella liturgia è modesto e molto povero: la gente non canta, non sa cantare». Desiderio di mons. Delpini è che la vera musica sacra, perlomeno nelle sue partiture più semplici, possa tornare ad essere patrimonio comune delle parrocchie ambrosiane.
Troppi, anche nelle nostre comunità, cercano di essere mere fotocopie del mondo “esterno”, anziché essere originali testimoni del Vangelo (copyright Carlo Acutis). Diventa quindi prioritario, come afferma l’arcivescovo, imitare le vergini sagge della celebre parabola evangelica (Mt 25,1-13), che corsero incontro allo Sposo con l’olio giusto nelle proprie lampade.
Lunedì, 25 novembre 2024






