Non è una divinità qualsiasi che adoriamo, ma Colui che è vero Dio e vero uomo
di Michele Brambilla
Come dice il 25 dicembre mons. Mario Delpini nell’omelia per la Messa nella notte di Natale, «la direzione dello sguardo dice la qualità e la direzione di una vita, di una libertà». Dove guarda l’uomo di oggi?
«C’è lo sguardo superficiale, quello della curiosità: guarda dappertutto, percorre volentieri le vie su cui si affacciano infinite vetrine. Quale direzione segue lo sguardo della curiosità? Non va da nessuna parte: passa e ripassa per le stesse strade a guardare e commentare le vetrine. Va in tutte le parti: vuole visitare e fotografare tutto, ma non abita da nessuna parte» perché significherebbe “impegnarsi”. «Lo sguardo curioso si posa frettoloso persino nelle chiese e nelle devozioni: non prega mai, e custodisce la memoria di tante visite come una collezione di fotografie per esibire il suo girovagare»: in più c’è lo sguardo avido, che «insegue gli oggetti, i ruoli e le persone che vuole possedere, comperare, godere e presume di essere padrone di ciò che possiede, fosse pure l’amico o la moglie o il marito. Presume di essere padrone e in verità diventa schiavo della sua avidità».
Al contrario, «il discepolo amato è testimone dello sguardo che contempla la gloria dell’Unigenito. Dove va il discepolo amato che contempla la gloria del Verbo incarnato? Lo sguardo che contempla la pienezza di grazia e di verità orienta la vita perché diventi seguire Gesù, tenere fisso lo sguardo su Gesù». «Possiamo dire che è possibile solo perché c’è Natale, cioè perché il Verbo si è fatto carne, presenza nella storia», puntualizza subito l’arcivescovo. Gesù è fondamentale perché non è solo un messaggero, un concetto, ma una Persona reale, che unisce la sua consustanzialità divina con un’incontrovertibile umanità.
«“Io sono agnostico” sembra la professione di fede più aggiornata e seria. Il discepolo invece vive il Natale, il farsi uomo del figlio di Dio, la parola che rivela la verità di Dio, la verità dell’uomo e il senso del tutto», perché, se Dio si è fatto realmente uomo, l’umanità di tutti i tempi è chiamata a fare i conti con questo avvenimento fondamentale. «Perciò il discepolo diventa pellegrino di speranza, secondo la immagine proposta da Papa Francesco per l’anno santo, il Giubileo 2025. Pellegrino, cioè non visitatore distratto; pellegrino, non avido conquistatore; pellegrino, non spaventato rinunciatario. Pellegrino della speranza, perché ha visto la gloria del Figlio e ha ascoltato la vocazione a diventare figlio nel Figlio» direttamente da Colui che per noi si è incarnato, ha sofferto fino alla morte, è risuscitato. Il nostro contemplare il Mistero di Dio che si fa uomo «ci renderà disponibili alla sequela, docili alla conformazione, pellegrini di speranza».
Lunedì, 30 dicembre 2024






