Il Giubileo della Speranza come antidoto alla “depressione cosmica” della nostra società
di Michele Brambilla
Il 2024 si chiude con un anniversario importante per la cattedrale milanese. Correvano, infatti, i giorni 30-31 dicembre quando, nel 1774, fu posata sulla guglia maggiore del Duomo di Milano, senza particolari cerimonie, la celebre Madunina. Da allora, ovvero da ormai 250 anni, veglia sui giorni dei milanesi, richiamando tutti alla Speranza teologale, anche nei momenti più tristi della nostra storia.
Proprio la virtù della speranza è al centro della processione che, il 29 dicembre, in contemporanea all’apertura della Porta Santa della basilica romana di S. Giovanni in Laterano, dà inizio al Giubileo 2025 anche nella nostra arcidiocesi. Mons. Delpini nell’omelia della Messa conforta molti nostri contemporanei, dicendo loro che l’Anno Santo «è l’anno di grazia per dire che le tenebre possono essere vinte: si rinnova la promessa della luce», una promessa che sappiamo affidabile perché la Luce è Gesù stesso.
Ancora più esplicita l’omelia del Te Deum in S. Fedele (31 dicembre). Di fronte alla pretesa contemporanea di “conoscere già tutto”, l’arcivescovo risponde che «noi, amici di Dio, non sappiamo tutto, non abbiamo risposte per tutte le domande, ma abbiamo da dire che la benedizione di Dio pronunciata sull’umanità non è l’augurio convenzionale che si scambia a casaccio con quelli che si incontrano in questi giorni; non è neppure un auspicio generico per dare voce a un sospiro, un desiderio, un sogno improbabile. Ecco cosa abbiamo da dire noi: Gesù il Benedetto ci ha benedetti e per questo diciamo che vale la pena diventare adulti, assumere delle responsabilità, perché sempre possiamo fare il bene». Gli adulti sono rinunciatari, depressi: sanno di avere sbagliato e ritengono di non avere niente da insegnare alle nuove generazioni, che paiono vivere in una “dimensione parallela”. Invece «noi abbiamo da dire che in questo anno che finisce, siamo stati benedetti da Dio: in ogni momento, infatti, della nostra vita noi abbiamo sperimentato che è stato possibile amare. In ogni situazione, nella salute e nella malattia, nella ricchezza e nella povertà, nel nostro Paese e in un Paese straniero, sempre siamo stati benedetti da Dio, cioè sempre resi capaci di amare, servire, vivere secondo il comandamento di Gesù». La vita non è un orizzonte vuoto ed insensato, ma tempo abitato da Cristo.
Il 1° gennaio 2025, nell’omelia per la Messa della pace in Duomo, mons. Delpini spiega che «la mia voce non pretende di arrivare a coloro che decidono il destino dei popoli, ma vorrei almeno raggiungere le persone di questa città per dire: c’è speranza anche per voi, che vi siete arricchiti con l’oppressione dei poveri o con ricchezze maledette ricavate dalle estorsioni, dall’usura, dalla droga, dal gioco. C’è speranza anche per voi che avete disprezzato la vita, spento il desiderio di vivere, di generare vita, di custodire la vita nelle donne, nei bambini, negli anziani: lo sguardo di Gesù vi chiama a praticare il rispetto di ogni vita, a costruire rapporti di solidarietà e di prossimità per riparare all’abbandono e alla indifferenza». Rivolgendosi ai rappresentanti delle altre confessioni cristiane, presenti in Duomo come ogni Capodanno, dice loro che «noi tutti, discepoli di Cristo, radunati dalla stessa fede, anche se appartenenti a confessioni cristiane diverse, siamo qui, all’inizio del nuovo anno civile del mondo occidentale, a professare l’intenzione di condividere i sentimenti di Gesù» verso ogni uomo.
Lunedì, 6 gennaio 2025
Epifania del Signore






