I cattolici si sentono piccoli e dispersi nella metropoli indifferente, ma sono coloro che hanno davvero qualcosa da annunciare, “inquietando” chi si crede “a posto”
di Michele Brambilla
L’omelia pronunciata da mons. Mario Delpini in Duomo il 6 gennaio, solennità dell’Epifania, osserva che «saranno stati una piccola carovana questi Magi venuti da oriente. Un piccolo gruppo di pellegrini animati da buona volontà, carichi di un enorme patrimonio di sapienza e di esperienza, eppure smarriti nella città straniera», per poi constatare che i cattolici odierni si sentono molto simili a quel piccolo corteo. Hanno una tradizione preziosissima, ma si sentono come dispersi e soffocati nella metropoli indifferente della postmodernità, tanto che «ci sembra qualche volta di aver perso la strada», dato il numero degli uomini che remano nella direzione contraria ai valori e alla fede cristiani.
«Eppure la piccola carovana di pellegrini smarriti semina inquietudine in tutta la città: Il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme (Mt 2,3)», dato che il Messia non rispetta gli standard molto ristretti in cui vorrebbero confinarlo e turba le loro presunte certezze. Oggi, come allora, i pellegrini di Speranza devono quindi concepirsi «come il pizzico di sale, come il poco lievito, come la piccola lampada. Insomma, la responsabilità di essere originali», perché «i discepoli di Gesù, come i Magi venuti da oriente, sono originali, se sono coerenti con la loro vocazione».
I cattolici «hanno ricevuto una luce che indica la direzione da seguire per giungere a Gesù. C’è una direzione da seguire, c’è una meta da raggiungere. Coloro che hanno visto la stella contestano una vita rassegnata all’insensato, smarrita nella persuasione che ogni strada sia uguale». C’è, invece, un’unica direzione da seguire per raggiungere la Salvezza: Gesù Cristo, così com’è, e la sua Chiesa, unita e “plurale”, perché «il Figlio di Dio si è incarnato, ha assunto la natura umana, tutta l’umanità è stata visitata e ogni popolo e nazione può adorare il “Dio-con-noi”, l’Emanuele».
Le nostre comunità devono riscoprire la centralità dei segni che indicano la loro unità attorno alla presenza sacramentale di Gesù, ovvero «la Parola, l’Eucaristia, la fraternità, la condivisione con i poveri», ritrovando, così, la grandissima gioia dei Magi. «È un tratto dell’originalità cristiana che talora è come nascosto tra troppe lamentele, troppe forme di scontento, troppe tristezze, troppe preoccupazioni. E così i cristiani rischiano di omologarsi all’aria triste che si respira. Si cerca invano un rimedio nell’allegria artificiosa di qualche forma di euforia. La gioia cristiana non è l’allegria spensierata di chi ignora le sofferenze e gode di condizioni di vita privilegiate. I cristiani trovano la gioia nei segni della presenza di Gesù e nella sua luce vedono la luce. Compiono ogni passo, anche il passo faticoso e doloroso, come un passo che avvicina a Gesù», prosegue l’arcivescovo.
Dai Magi possiamo anche imparare la bellezza della condivisione. «La condivisione non è solo un dare qualche cosa secondo quanto gli altri hanno bisogno. I doni dei Magi sono una espressione della loro adorazione, della loro fede che riconosce nel Bambino il Signore. E, in un certo senso, anche la forma abituale della condivisione richiesta ai cristiani è un modo di onorare gli altri, di riconoscere la loro dignità e gloria», puntualizza mons. Delpini.
Non rimane, quindi, che testimoniare coerentemente il nostro essere seguaci della Stella, vale a dire il nostro essere discepoli del Dio incarnato, che per noi si è donato fino alla fine (Gv 13,1). La liturgia dell’Epifania comprende, non a caso, l’annuncio della data in cui si festeggerà la Pasqua, piena manifestazione dell’amore del Signore verso ciascuno di noi.
Lunedì, 13 gennaio 2025






