Il rabbino capo di Milano e l’arcivescovo concordano sulla necessità di ricominciare a studiare la storia per salvare la nostra cultura dalla banalità
di Michele Brambilla
Il 16 gennaio, alla vigilia della Giornata del dialogo ebraico-cristiano, mons. Mario Delpini accoglie nella sala conferenze della Fondazione Ambrosianeum il rabbino capo di Milano, Alfonso Arbib. Il tema dato alla Giornata 2025 è il significato del Giubileo per cattolici ed ebrei. Come spiega Arbib, nella tradizione ebraica «il Giubileo è essenzialmente legato alla libertà e ad altre due norme fondamentali: la remissione dei debiti e il ritorno alle proprietà, poiché le diseguaglianze economiche e le ingiustizie hanno a che fare con la servitù». Gli uomini devono comprendere che “quaggiù” «siamo di passaggio e, appunto per questo, il Giubileo ha anche una finalità educativa, essendo strettamente legato al giorno dell’espiazione, il kippur. Il Giubileo è qualcosa di terreno, perché riguarda la terra, che può essere osservato solo in terra di Israele. E proprio la sua inosservanza, come quella degli anni sabbatici da parte del popolo ebraico, è una delle motivazioni dell’esilio» babilonico.
Oggi esiste un altro tipo di pericolo: l’esilio dalle proprie radici culturali dell’uomo occidentale. Il rabbino attacca frontalmente il modo con il quale è stato narrato il conflitto mediorientale anche a livello mediatico, permettendo che si giungesse, in alcuni casi, a negare il legame ancestrale tra Israele e la Terra di Canaan. Per Arbib «mettere in discussione tale legame significa delegittimare non solo lo Stato di Israele, ma tutta la cultura ebraica nel suo legame con la terra. Questo processo, che vi è sempre stato, tuttavia si è sviluppato in maniera preoccupante in questo ultimo anno, con uno sfondo culturale estremamente pericoloso, che mi aspetterei faccia scandalo, perché tende a mettere in dubbio l’esistenza stessa di Israele» come popolo, per non parlare dei risvolti sull’intera cultura occidentale, che si radica nella Bibbia e nelle sue vicende divino-umane.
Anche mons. Delpini mette al centro la questione delle radici culturali, specialmente nel discorso per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (17 gennaio). Oggi si tende a portare avanti solo ciò che appare “utile”, ciò che può essere ridotto ad “attrezzatura”, senza porsi la domanda sulla verità. L’Università Cattolica «contrasta la banalità, la riduzione del sapere ad attrezzatura perché propone di intendere il sapere come un fattore della sapienza, che contempla, interpreta, utilizza e criticamente ripensa l’utilizzo e non rinuncia a sognare», ovvero alla Speranza teologale.
Per l’arcivescovo «la banalità è l’esito di quel modo di studiare il passato che riduce la memoria a erudizione, l’accumulo noioso di enormi giacimenti di pezzi di antiquariato e l’UC contrasta la banalità perché propone lo studio del passato come una forma di esperienza spirituale di fraternità tra le generazioni, come una forma di riconoscenza e gratitudine, come una memoria che impedisce di appiattirsi sul presente e di ignorarne le radici». Troppe volte si pensa la competenza solo come una «abilità nelle procedure, come capacità di efficienza nelle operazioni».
Nell’omelia della Messa celebrata nella basilica di S. Ambrogio davanti a professori e studenti dell’Università Cattolica, mons. Delpini mette in guardia dalla “burocratizzazione” del sapere attraverso le parole che Gesù applica al riposo del sabato in Mc 2,13-28. «La burocrazia, strumento irrinunciabile per evitare l’arbitrio e consentire la verifica della correttezza può degenerare in un groviglio di cavilli, in una ossessione per la procedura, in una imposizione di adempimenti e di rendicontazioni» che trasformano le persone e le stesse nozioni in “numeri”. «Chi sa che il Figlio dell’uomo è Signore anche del sabato» vedrà l’uomo oltre i numeri e scorgerà ovunque la mano del Creatore. In fin dei conti, abbiamo solo bisogno di rimettere Cristo al primo posto: il mondo è stato creato per mezzo di Lui e in vista di Lui.
Lunedì, 20 gennaio 2025






