Ciò che accomuna le confessioni cristiane, dopo secoli di divisione, è ancora la professione di fede nella divino-umanità di Gesù
di Michele Brambilla
Il 22 gennaio, nella basilica di S. Ambrogio, si tiene la veglia ecumenica principale dell’ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani. Presiede mons. Mario Delpini e partecipano tutti i rappresentanti delle confessioni cristiane presenti nella città di Milano.
Il tema, «Credi tu questo?», mette significativamente al centro il Credo niceno-costantinopolitano, ricorrendo i 1700 anni dalla celebrazione del I concilio di Nicea (325), in cui la Chiesa, riunita nella sua forma più solenne, prese posizione contro chi negava la divinità di Gesù. Da allora è passata molta acqua sotto i ponti e molti cristiani hanno preso a loro volta la via dello scisma.
L’arcivescovo nell’omelia denuncia chiaramente il responsabile di ogni divisione: ancora oggi «si può dire che il diavolo, colui che vuole respingere il Regno di Dio e rinnegare la divinità di Gesù, si aggira tra noi per continuare la sua opera di divisione, di confusione, di sospetto». Non solo: da tempo, soprattutto in Occidente, si «insinua che ci sono molte altre cose più interessanti e piacevoli che avvicinarsi a Dio. Il principio del sospetto induce a pensare che Dio ci lasci vagare lontano dalle sue vie, che Dio sia insensibile alla sorte del suo popolo».
Il primo motore di questo processo è l’orgoglio. L’apostolo «Paolo scrive: Gesù svuotò sé stesso, diventò come un servo», si fece umile fino alla morte insegnando l’obbedienza nella carità, ma «lo spirito maligno ha seminato una suscettibilità che non sopporta di abbassarsi. Umiliarsi è ingiusto, mettersi nella condizione del servo è contrario alla mia dignità di persona», si dice da ogni parte, e l’amore fraterno è diventato spesso uno sconosciuto nelle stesse comunità cristiane.
La risposta di Dio è la croce del Figlio, su cui si manifesta pienamente «il desiderio di Gesù di fare dei molti un cuore solo e un’anima sola». L’arcivescovo cita in proposito uno dei più illustri Padri della Chiesa orientale: «Massimo il Confessore scrive: [la Chiesa] in virtù della fede dona un’unica condizione, semplice, indivisa e indivisibile che non permette neppure di riconoscere le molte e innumerevoli differenze che vi sono tra ciascuno, perché essa raccoglie e riconcilia ogni cosa nella sua universalità».
Al momento «la missione dello Spirito di essere Spirito di comunione per fare dei molti una cosa sola si compie nel segreto delle coscienze, nelle ispirazioni dei santi, nel gemito» delle comunità separate. La speranza è che presto la Chiesa universale torni ad essere un «cantico corale» in cui si intrecciano tutte le voci nella lode del Signore. Nel frattempo, i cristiani si riuniscono a pregare assieme «per professare ancora la nostra fede, riconoscere ancora i nostri peccati e le nostre resistenze. E professando la nostra fede nel Figlio consustanziale al Padre riceviamo la rivelazione che la via di Gesù ci introduce nella vita stessa di Dio e per opera di Spirito Santo ci rende una cosa nella comunione trinitaria e nella fraternità universale».
Lunedì, 27 gennaio 2025






