In un mondo nihilista, bisogna gridare con ancora più forza la Risurrezione del Signore
di Michele Brambilla
Il 31 gennaio 2025, memoria liturgica di san Giovanni Bosco, si tengono Messe speciali in ogni zona pastorale, radunando molti ragazzi ed educatori. Mons. Mario Delpini celebra quella della Zona VII a Cernusco sul Naviglio, nella chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta, che è anche una delle chiese giubilari della nostra arcidiocesi.
Nell’omelia l’arcivescovo avverte subito i presenti che «alcuni forse vi diranno che voi siete condannati a morte e che la morte è la cosa più sicura. Alcuni vi diranno che la morte è l’esito inevitabile. Alcuni vi diranno: perché disturbate ancora il Maestro, tutti devono, prima o dopo, morire. Alcuni vi diranno che nella vita nulla ha senso, perché tutto va a finire nel nulla», muoiono il giusto e l’ingiusto, chi si gode la vita e chi si impegna nel sociale.
«Voi, se volete, credete a Gesù, più a Lui che a tutti i chiacchieroni e sapientoni della terra. Credete a Gesù, che dice: perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme», come si riporta nella pagina evangelica del miracolo della figlia di Giairo (Mc 5,21-43). La risurrezione della ragazzina attesta che solo in Cristo c’è salvezza, sia individuale che sociale. Allora «credete a Gesù, che è risorto e siede alla destra del Padre e di là verrà a giudicare i vivi e i morti, e perciò non è lo stesso fare il bene e fare il male», ribadisce mons. Delpini citando le promesse battesimali.
«Voi non siete destinati alla morte, ma alla vita, non alla disperazione, ma alla gioia. Credete a Gesù e non pensate che la giovinezza sia una stagione fortunata solo perché la morte è lontana»: non c’è età in cui non si possa essere testimoni di Cristo.
La promessa di Gesù è certa ed affidabile, ma tanti, oggi, la ridicolizzano ed esiste, ormai, un intero vocabolario per ferire specialmente i cattolici. «Alcuni si prenderanno gioco di voi, se dichiarate di essere “quelli dell’oratorio”, se dite che siete contenti di andare a Messa la domenica», ma l’anticattolicesimo può contrapporre alla gioia dei credenti solamente una serie stantia di luoghi comuni sulla Chiesa. Non è forse stato deriso anche Gesù nella casa di Giairo, prima di compiere il miracolo? «Gesù, circondato dalla derisione, è entrato nella morte per trarne fuori la bambina di dodici anni: così voi non lasciatevi troppo ferire» dai nostri contemporanei disperati, ma offrite anche a loro la gioia vera, di cui bisogna andare fieri. Anche questa è misericordia.
Tanti giovani coprono «con l’arroganza la loro disperazione». Il cattolico non si dimentichi mai di essere accolto da un Amore che rende capaci di amare persino i nemici. Il mondo di oggi invita a non agire, salvo poi accusare un’intera generazione di poltrire. Il mondo vede l’emergenza educativa, mette in campo fior fiore di specialisti, ma senza Cristo sono tutte soluzioni superficiali. Riconoscendosi impotente, la cultura contemporanea scarica quindi la colpa sul “sistema”, sulla “società” concepita astrattamente, portando avanti la mentalità che è la causa profonda del problema. «Voi, piuttosto, ascoltate Gesù, che prende ciascuno per mano e dice anche a te, fanciullo, fanciulla, io ti dico alzati», cioè coltiva per primo i tuoi talenti. Ognuno, infatti, può fare qualcosa, rimarca mons. Delpini. Significativa l’esortazione ad abitare «con serenità il tuo corpo» naturale, che è fatto per amare ed essere amati.
Don Bosco è stato per molti la mano di Gesù che rialza: sul suo modello, la Chiesa si fa pellegrina di speranza, pronta a rialzare tutti coloro che implorano salvezza.
Lunedì, 3 febbraio 2025






