In un’omelia tagliente mons. Delpini squaderna le vere ragioni, tutte culturali, dell’inverno demografico occidentale, ma ricorda che si può sempre tornare a Gesù, fondamento della nostra speranza
di Michele Brambilla
Nell’anno giubilare mons. Mario Delpini celebra Messa per alcune associazioni e alcuni movimenti che hanno un vasto seguito sul territorio diocesano. Il 4 marzo tocca ai Focolari, nella basilica di S. Ambrogio. Al termine della Messa solenne in basilica, mons. Delpini partecipa anche al rinfresco in oratorio.
I “focolarini”, nati dall’esperienza di Chiara Lubich (1920-2008) nel pieno della Seconda guerra mondiale, hanno come carisma, dice lo stesso arcivescovo, quello di essere composti «da molti angeli che sono inviati per annunciare le buone ragioni per donare la vita e generare il futuro: le buone ragioni della speranza». Da questo elogio trae origine l’omelia, che commenta la parabola dei 7 fratelli (Mc 12,18-27), nella quale si illustra la legge mosaica del levirato (il fratello di un uomo deceduto è obbligato a sposare la moglie del defunto se costui non ha potuto avere discendenza), mettendo in bocca a ciascuno di essi una delle tante ragioni per le quali l’uomo post-moderno è restio a procreare.
Il primo fratello dice: «“Prima viene la carriera, prima viene la sicurezza di un buono stipendio, prima viene la libertà di andare, venire, viaggiare, vedere il mondo. Un figlio è un impegno, è un vincolo. Dovrei rinunciare a troppe cose”», meritandosi il nome di «Meschino» perché centrato unicamente sul proprio egoismo. Il secondo si chiama Cauto, ma dovremmo soprannominarlo Pavido, dato che ha deciso di non procreare per paura: pensa infatti che «“in un mondo come questo, in una società così complicata, in una economia così precaria, non voglio mettere al mondo un infelice”». Anche il Pessimista non fa figli perché «“le cose cambiano troppo in fretta, e sempre in peggio. Che cosa sarà domani? Se si va avanti così l’aria sarà irrespirabile, la terra inabitabile, le condizioni di vita insostenibili”».
Il quarto fratello, Canuto, ha atteso fino a che non si è sentito troppo vecchio. Il quinto, Disperato, è un nihilista: per lui «si nasce per morire. Un uomo, una donna è solo un frammento insensato in un universo insensato, finché tutto finisce nel nulla». Il sesto fratello adduce come motivazione la presunta povertà.
Il nome attribuito al settimo fratello è Individualismo e la sua filosofia è ben rappresentata da queste parole: «“La vera sapienza è che ciascuno pensi per sé e che non si intrometta nella vita degli altri. Io sto bene così e vivo per me stesso. Io e mia moglie siamo separati in casa e non sentiamo il bisogno di aver per casa altra gente”».
Sono quindi tutte motivazioni culturali. Nell’omelia di mons. Delpini ai sette fratelli rispondono altrettanti angeli, che ribadiscono che la vita è un dono, che «una vita nuova è un orizzonte che si apre, una vocazione alla festa», ma soprattutto che «Dio è Dio dei viventi e non permette che nessuno vada perduto». La Speranza c’è: «Dio è fedele alle sue promesse», come ha dimostrato mandandoci suo Figlio, ed è su questa base che si può davvero sostenere che «i figli sono il miglior investimento per il presente e per il futuro. La verità della vita non è scritta nel bilancio, ma negli affetti. Basta nulla per vivere bene, se l’amore è forte e l’animo è lieto».
Lunedì, 10 marzo 2025






