Camminare con perseveranza dietro al Signore per fare tutto ad maiorem Dei gloriam
di Michele Brambilla
Reduce da un pellegrinaggio diocesano a Roma, tra il 14 e il 16 marzo, con Messa solenne nella basilica di S. Pietro, mons. Mario Delpini giunge il 18 marzo a Induno Olona per la Via Crucis della Zona II (Varese). Il 21 marzo è a Vaprio d’Adda per un’altra Via Crucis zonale.
Si può dire che l’arcivescovo sia sempre in movimento, ma è un camminare ricco di significato, come sostenuto nell’omelia pronunciata in S. Pietro, in cui, parlando di Mosè, dice che egli era «l’uomo sorpreso e amico di Dio che vorrebbe introdurre tutto il popolo nell’intimità con Dio, nell’alleanza, nella legge, condurlo nella terra promessa che lui vede solo da lontano. Mosé che sopporta il deserto ed è testimone delle fatiche dentro la comunità». L’incontro con il Signore non si può tenere per sé, va testimoniato «tornando rasserenati, alleggeriti alla nostra vita ordinaria».
Nell’omelia di Induno Olona insiste molto sull’immagine del discepolo addormentato. «Il discepolo addormentato si addormenta per distrazione», ma c’è anche chi chiude gli occhi per disperazione o perché «vive una devozione, ma senza relazione con il Padre»: sono coloro che separano fede e vita. L’esempio contrario è quello dell’apostolo san Giovanni, il più piccolo dei Dodici, che rimane sempre accanto al Maestro: ci insegna che «il cammino quaresimale, la celebrazione dei santi misteri e questa Via Crucis che celebriamo, tutto può aiutare anche noi a smettere di essere tra i discepoli addormentati per essere insieme con Maria e con il discepolo amato presso la croce di Gesù».
Certo, spesso oggi «una vita dispersa, una frenesia di adempimenti, un continuo assedio di sollecitazioni: la distrazione ci accompagna sempre, anche se siamo in chiesa, anche se vogliamo pregare», eppure «il Signore attira tutti a sé: l’attenzione è la risposta all’attrattiva di Gesù innalzato da terra. L’attrattiva di Gesù ci raggiunge perché è la rivelazione del compimento dell’amore. Per accogliere l’attrattiva di Gesù è utile seminare nella giornata istanti di silenzio e briciole di desiderio, piccole fessure che fanno entrare la luce di Gesù anche nella nostra vita complicata e frenetica».
Il 21 marzo l’arcivescovo è a Vaprio d’Adda per la Zona VI, visitata quest’anno nella sua parte di rito romano. Anche nell’omelia di Vaprio mons. Delpini fornisce indicazioni preziose per la preghiera, osservando che «Gesù attraversa non solo le feste e le gioie della vita umana, ma anche le asprezze della vita e le delusioni delle persone e l’affacciarsi al mistero di Dio. Gesù, Figlio di Dio, condivide in tutto la vita dei figli degli uomini e rende possibile vivere ogni situazione umana come figli di Dio».
L’arcivescovo non dimentica una classica obiezione marxista per la quale «“voi cristiani invece di impegnarvi a migliorare la terra, alzate gli occhi al cielo e guardate altrove”». Il Cristianesimo non è esattamente una “via facile” per il Paradiso: l’Emmanuele non si è sottratto neppure alla morte e non ci esenta dalle prove della vita.
Allora «la preghiera difficile diventa una preghiera cristiana se si ostina nella fiducia, come il Figlio si affida al Padre. Gesù prega e si affida, Gesù prega, interroga Dio con le parole del salmo “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, interroga Dio e si affida», ma il suo affidarsi non è un fuggire dalle pene e dalle responsabilità terrene. La nostra preghiera diventa davvero cristiana quando «continua ad affidarsi e a compiere scelte di coerenza, con la certezza che sono scelte giuste, anche se non se ne vedono frutti». La preghiera non è una parentesi, ma «tiene unita tutta la vita, tutti gli aspetti della vita e aiuta a viverli come l’occasione per dare gloria a Dio», come diceva sant’Ignazio di Loyola (1491-1556).
Lunedì, 24 marzo 2025






