Quali esempi mettiamo davanti ai nostri ragazzi? La risposta sta in un ragazzo “normale”, che ha testimoniato con naturalezza lo straordinario del Vangelo, ma anche nelle imperiture radici ambrosiane della nostra arcidiocesi e della nostra liturgia
di Michele Brambilla
Nell’omelia per il tradizionale incontro con i cresimandi nello stadio di S. Siro, mons. Mario Delpini ha cercato di rispondere ad una domanda che la nostra società sente con crescente impellenza: che esempio diamo ai nostri ragazzi? Quali modelli poniamo loro davanti? L’arcivescovo suggerisce «di avere a portata di sguardo una bella immagine di Gesù: il volto dell’Amico, il volto del Signore».
Ad avvicinare al mondo dei ragazzi il modello di Cristo sono persone che essi possono incontrare quotidianamente. La Chiesa, corpo mistico di Cristo, è la compagnia data all’uomo per camminare con sicurezza verso di Lui. Tutti coloro che ci parlano, ma soprattutto testimoniano concretamente la presenza di Gesù nella nostra vita sono, per noi, come degli angeli. Mons. Delpini dà allora ai cresimandi un altro suggerimento importante, ovvero la composizione «un piccolo album fotografico per contenere l’immagine dei “miei angeli”», cioè di tutti coloro che li aiutano a seguire Gesù e a scegliere il bene.
Un modello verso il quale sta crescendo la simpatia nei nostri oratori è certamente il beato Carlo Acutis (1991-2006), che tra un mese sarà canonizzato. I giovani lo sentono particolarmente vicino: è un ragazzo del XXI secolo come loro, con gli stessi vestiti e le stesse passioni.
Il 26 marzo, nel dies academicus della Biblioteca Ambrosiana, si parla anche del patrono principale della nostra arcidiocesi, ovvero sant’Ambrogio. Mons. Enrico Dal Covolo, assessore della Pontificia Accademia di Scienze storiche, nella sua relazione ripercorre le citazioni ambrosiane nel Magistero degli arcivescovi milanesi e dei Pontefici novecenteschi, prendendo spunto, in particolare, dalla Lettera apostolica Operosam Diem di san Giovanni Paolo II. Sant’Ambrogio è venerato anche dai cristiani orientali e può, quindi, rappresentare un ponte tra i “due polmoni” della Cristianità specialmente in questi tempi, in cui la guerra in Ucraina (ovvero le «drammatiche contingenze storiche che stiamo vivendo») contrappone artificialmente Oriente ed Occidente ecclesiastici.
Anche mons. Delpini nel suo intervento sottolinea l’importanza di sant’Ambrogio nel mondo attuale. «Io credo che ci siano diversi modi per cercare tale attualità, la via delle citazioni da parte dei successori»: anzitutto «una via funzionale», a supporto di quanto si sta dicendo in un’omelia o in un altro testo magisteriale. «C’è poi il modello che istituisce una sorta di parallelismo per cui Ambrogio diventa un modello di comportamento. Anche questa forma è interessante, ma un po’ ingenua, perché i tempi sono sempre molto diversi e il riferimento a chi si presenta come un’icona rischia di essere artificioso», se si tenta di imitarlo “alla lettera” e non negli insegnamenti imperituri.
«Un terzo modo è legato all’immagine delle radici per cui la Chiesa di oggi ha il suo radicamento in un passato di cui noi siamo frutto», e in questo ci aiuta la liturgia ambrosiana, vero anello di congiunzione millenaria tra le generazioni. Essa, fondata sugli insegnamenti e le indicazioni di Ambrogio, si dimostra ancora oggi capace di ripresentarli fedelmente con i giusti adattamenti, come è possibile constatare nella nuova edizione del Messale Ambrosiano.
Lunedì, 31 marzo 2025






