I legami tra Francesco e Milano sono profondi e radicati, come sottolineano le commemorazioni diocesane. Nella Messa di suffragio l’arcivescovo rimarca soprattutto il cristocentrismo del Pontefice defunto
di Michele Brambilla
Il 21 aprile alle 7.35, mentre alcuni adolescenti di Milano si stavano già preparando al loro Giubileo , in cui avrebbe dovuto essere canonizzato il beato Carlo Acutis, muore Papa Francesco. E’ subito grande la commozione dei fedeli di tutto il mondo. Anche a Milano si predispongono molte celebrazioni per commemorare il Papa, nelle chiese si espongono le sue foto corredate di fiori e lumini, le campane suonano a morto.
Poco prima di celebrare in Duomo una Messa di suffragio per il Pontefice, mons. Mario Delpini si fa intervistare dai canali diocesani e fa propri i sentimenti dei fedeli. « Lo ricordiamo con particolare affetto perché ha sempre avuto per Milano, per la nostra diocesi e anche per me un atteggiamento cordiale», sostiene in quell’intervista . L’arcivescovo confidava che tutte le volte che andava a Roma il Papa ci teneva ad essere informato di quanto succedeva a Milano.
Il 25 marzo 2017, quando Francesco venne nella nostra città, è stata «una giornata molto intensa, che ha lasciato delle frasi memorabili, in particolare sulla vita del diacono come custode del servizio, sulla responsabilità dei preti e del clero di vivere la multiculturalità come una ricchezza, perché è lo Spirito a fare le differenze e l’unità», l’incontro coi cresimandi, quando ribadì l’importanza di pregare e andare in oratorio per custodire il rapporto con Gesù. Del Magistero papale mons. Delpini evidenzia soprattutto l’ Evangelii Gaudium , cifra di un richiamo costante alla gioia e alla nuova evangelizzazione.
Celebrando quindi in Duomo, la sera del 22 aprile, l’arcivescovo nell’omelia trae dalle letture del giorno alcune indicazioni. « Un cristiano che ha fatto Pasqua è come le donne che hanno smesso di piangere, hanno smesso di ricordare Gesù come un morto, hanno sperimentato la luce indicibile e la gioia incontenibile. Un cristiano che ha fatto Pasqua è dunque abitato da gioia e da timore », nel senso del timor di Dio che spinge a mettere in pratica, nella vita, gli insegnamenti del Vangelo.
Gesù non è una parola morta, è il Risorto, Parola vivente: allora « il cristiano che ha fatto Pasqua conosce la trepidazione perché la decisiva è troppo bella » per essere verità tenuta per sé, nonostante l’inadeguatezza di molti apostoli, come deplorato dallo stesso arcivescovo anche nella Messa crismale. Siamo tutti poveri peccatori, ma molto spesso i nemici si aggrappano alle nostre deficienze per mascherare il disprezzo del Vangelo stesso. « Il cristiano che ha fatto Pasqua è irritante, mette a disagio, si rende antipatico perché annuncia in Gesù la risurrezione dei morti. Il cristiano che ha fatto Pasqua disturba perché prende la parola anche se non è autorizzato dalle autorità costituite. È fastidioso perché porta un messaggio sconcertante e mette in discussione le consuetudini pigre, la prepotenza dei potenti », in generale la logica del mondo, da cui Papa Bergoglio ha messo spesso in guardia.
Su questa base « che cosa possiamo dire di Papa Francesco? In questi giorni tutti dovranno parlarne, molti avranno molto da dire, interpretazioni intelligenti da proporre, preoccupazioni da condividere perché il magistero di Papa Francesco non sia dimenticato. Molti avranno molto da dire », anche a sproposito o ben al di là delle reali intenzioni del Pontefice defunto. « Noi che cosa possiamo dire? Noi diremo solo questo: è un cristiano che ha fatto Pasqua. È una parola che Dio ci rivolge per invitarci a fare Pasqua » e che, proprio per questo, è risuonata schietta e, talvolta, fastidiosa nelle orecchie dei mondani.
Lunedì, 28 aprile 2025






