Lavorare con nel cuore la Speranza e nella concordia tra le parti
di Michele Brambilla
Come accade da alcuni anni, la festa di S. Giuseppe lavoratore (1° maggio) è introdotta dall’arcivescovo di Milano con una veglia di preghiera e una visita di persona ad alcuni stabilimenti.
La veglia è preceduta, il 28 aprile, da un convegno, organizzato nella sede milanese delle ACLI dalla Pastorale diocesana del lavoro, con la collaborazione dell’Azione Cattolica e della Compagnia delle Opere. Sono presenti anche il vicario generale, mons. Franco Agnesi, e mons. Luca Bressan.
La sera del 28 aprile sono tanti gli interventi dei convenuti. Mons. Mario Delpini nel suo discorso fa l’elenco delle lamentele che si odono nel mondo del lavoro. «Sento spesso ripetere frasi come “Non riesco ad avere il personale di cui ho bisogno”, “Non trovo il lavoro che fa per me, ho i miei interessi e mei sogni”, “Il lavoro che ho trovato, che mi piace, non mi consente una vita dignitosa a Milano”», dice infatti l’arcivescovo, per il quale, in questa epoca storica molto frammentata, c’è il rischio di sentirsi spaesati, non solo come singoli, ma anche come corpo sociale, in particolare se si è una piccola azienda. I tanti problemi rischiano di essere percepiti «come frecce per quanti sono impegnati in un campo di battaglia, sul quale ci siamo tutti, ma dove la freccia colpisce una persona per volta».
Se si prende il cap.6 del Vangelo di Matteo, vi troviamo l’invito: «Non preoccupatevi». Si tratta del celebre brano dei “gigli del campo”, che non significa attendere fatalisticamente il proprio destino o pensare di vivere senza lavorare, ma è un invito a darsi ugualmente da fare con uno sguardo trascendente. Costruisce meglio, infatti, chi si fonda sulla Speranza teologale. Vi leggiamo, quindi, «il comandamento della fiducia che alimenta la speranza»: aiutati che il Ciel ti aiuta.
Il 30 aprile mons. Delpini visita due stabilimenti industriali di Peschiera Borromeo (uno dei quali collegato ad una cooperativa cattolica). «Alla vigilia della festa del 1° maggio sono qui per dire che, nonostante i tanti problemi e le situazioni complicate, guadagnarsi il pane con la fatica delle proprie mani, saper trasformare la terra per renderla abitabile, rendersi utili per il bene della società permette di avere stima di sé e di essere fieri del proprio lavoro», confermando che «le problematiche si possono o subire come una disgrazia o affrontare come una sfida per diventare migliori e rendere il mondo migliore».
Come ripetono anche gli imprenditori che ricevono l’arcivescovo, il cattolico mette sempre al centro la persona con i suoi bisogni, le sue speranze, la sua ineliminabile identità. Mons. Delpini coglie lo spunto per indicare i due grandi mali dell’economia del nostro tempo. «Non dimentichiamo che ci sono problemi quali una contrapposizione tra le parti a volte insuperabile», a causa di un manicheismo che spinge a vedere imprenditori e lavoratori sempre su barricate contrapposte, «e modi di fare azienda che badano unicamente al profitto invece che al bene comune», sottolinea infatti l’arcivescovo, ma «riconosco che le aziende che sto visitando sono testimonianza di un bene comune e di un servizio dove la qualità del lavoro e dei rapporti tra coloro che lavorano sono promettenti».
Mai disperare, quindi, mai esacerbare le tensioni, ma sempre tendere a quella collaborazione armonica tra le parti che la dottrina sociale della Chiesa insegna fin dalle sue origini.
Lunedì, 5 maggio 2025






