Intervistato alla vigilia del conclave, l’arcivescovo di Milano tratteggia il profilo del nuovo Papa ed è tra i primi ad esultare quando spunta la fumata bianca che annuncia l’avvento di Leone XIV. Il filo conduttore, nella continuità della Chiesa, è la nuova evangelizzazione
di Michele Brambilla
I cattolici ambrosiani leggono, sull’Avvenire del 4 maggio, un’intervista al loro arcivescovo, mons. Mario Delpini, che non essendo cardinale non può entrare in conclave. Non che la cosa gli dispiaccia. «Sono nato in diocesi di Milano, e a Milano ho studiato e sono diventato prete, qui ho fatto la mia vita da sacerdote, e della diocesi di Milano sono poi stato nominato arcivescovo. In una parola, mi sento un “provinciale”. Già sono consapevole di essere inadeguato a questa missione di arcivescovo di Milano, figuriamoci se posso desiderare di essere là dove si prendono decisioni per la Chiesa tutta intera», osserva infatti l’arcivescovo. A chi sottolinea che è il primo conclave dal 1878 che non vede candidati milanesi, mons. Delpini risponde che «lo Spirito Santo provvederà. Francamente credo che non si debba esagerare nell’affermare che “la voce di Milano deve farsi sentire”: alla santa Chiesa di Dio non mancherà nulla di quanto serve per la sua missione. C’è lo Spirito, e questo basta».
L’arcivescovo prega per i cardinali e tenta di ignorare il pettegolezzo che caratterizza anche quelle ore. Avere simpatie, sostiene mons. Delpini, è lecito, ma ogni conclave è un esercizio di docilità allo Spirito Santo. Il nuovo Romano Pontefice deve essere anzitutto «la persona che ci aiuterà a essere cristiani. Perché è questo, in definitiva, ciò che fa il Papa».
Il 7 maggio, giorno di apertura del conclave, mons. Delpini presiede in Duomo la Messa feriale con un’intenzione di preghiera specifica, secondo le direttive date all’intera arcidiocesi. Nell’omelia paragona l’attesa del nuovo Papa alle folle che cercavano Gesù. Oggi come allora l’attenzione delle folle va purificata, in modo che si comprenda «quello che il Signore vuole realizzare» attraverso la missione della Chiesa. Nei giorni del conclave bisogna «evitare le curiosità, tante chiacchiere inutili, tante previsioni infondate e, invece, vivere un’esperienza spirituale, con tutti i discepoli del Signore, perché il Signore ci trovi disponibili a realizzare la sua volontà e aiuti tutti noi, in particolare i Cardinali, a essere docili a questo spirito di Dio che guida la Chiesa sempre».
Alle 18.07 dell’8 maggio, quando ormai si stava cominciando a pensare alla possibile fumata delle 19.00, il comignolo della Cappella Sistina annuncia al mondo l’elezione di Papa Leone XIV, ovvero il card. Robert Francis Prevost, prefetto del Dicastero vaticano per i vescovi, con un passato da vescovo missionario in Perù, terra cara anche alle missioni collegate all’arcidiocesi di Milano. Come prescritto, le campane di tutte le chiese dell’arcidiocesi ambrosiana iniziano a suonare all’unisono e mons. Delpini pubblica il comunicato dei festeggiamenti.
«Nello spavento dell’annunciazione si manifesta la grazia di Dio. La Chiesa ambrosiana prega e ama il Papa e in questo momento trepido dell’inizio io credo che si verifichi la grazia della annunciazione», scrive l’arcivescovo con chiaro riferimento all’Annunciazione mariana. «La parola di Gesù invita i discepoli: “Ecco, io vi dico, alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura” (Gv 4,35). Certo il Papa raccoglie l’invito di Gesù e guarda il nostro tempo e il nostro mondo per riconoscervi l’opera di Dio», prosegue.
«Papa Leone XIV, che oggi avvia il suo ministero, sa che deve essere il servo di tutti perché tutti siano uno», come dice il suo motto, In Illo uno unum, e «nella interpretazione del mondo riconosca l’avvicinarsi del regno, nel servizio dell’unità trasfiguri le prove in dichiarazioni d’amore per la Chiesa».
Lunedì, 12 maggio 2025






