Presentato a Milano un libro sui rapporti tra Stato italiano e Vaticano che mette bene in evidenza il passaggio dalla riverenza dei primi decenni repubblicani all’insofferenza dell’epoca dei “diritti” individualistici. Ma la dottrina cattolica, dice l’arcivescovo, rimane profeticamente intatta, anche quando l’uomo postmoderno non la vuole ascoltare
di Michele Brambilla
Il 23 maggio si presenta presso la sede della Fondazione Ambrosianeum il libro Linea segreta del giornalista Antonio Preziosi, direttore del Tg2. Esso tratta dei rapporti ininterrotti, ma modificati nel tempo, tra le autorità civili italiane e il Vaticano.
Alla presentazione del volume è invitato anche mons. Mario Delpini, che nel suo discorso evidenzia che «quelli tra Stato e Vaticano sono rapporti molto diversificati» nel corso del tempo. Nei primi anni dello Stato repubblicano «c’è un atteggiamento di deferenza, con Presidenti della Repubblica che si inginocchiamo a ricevere la benedizione del Papa e, dall’altra parte, vi è un atteggiamento di attrattiva reciproca, per cui quello che il Vaticano dice è attraente per lo Stato e ciò che dice lo Stato ne fa un interlocutore promettente per la Santa Sede».
All’epoca sembrava che lo Stato, dopo la Seconda guerra mondiale, si stesse ricostruendo tenendo in debito conto le radici cristiane della Penisola e, in qualche modo, agevolando l’azione pastorale della Chiesa. Sappiamo bene che, sotto l’apparente tranquillità, si stava preparando una nuova fase rivoluzionaria, infatti l’arcivescovo sottolinea il passaggio dalla “reverenza”, talvolta addirittura esibita, all’insofferenza non appena si cominciò a legiferare in senso contrario alla dottrina della Chiesa e alla stessa legge naturale in nome di presunti diritti individuali. «Le due sponde» del Tevere «risultano qui inconciliabili», legge mons. Delpini dal volume, mentre si affinano le capacità di intervento della Chiesa nelle questioni più eticamente sensibili, che conducono anche a non dare più per scontati determinati “pregiudizi” positivi nei confronti dell’Italia. Con l’allargarsi dell’orizzonte della missione, l’Italia viene sempre più parificata agli altri interlocutori, pur rimanendo verso di essa un legame inscindibile. Il libro, aggiunge Preziosi, «passa attraverso i decenni e termina» significativamente «con la partecipazione di Papa Francesco al G7 del 2024. Ma la pagina più bella del mio libro è quella che non è ancora stata scritta, con l’arrivo di Papa Leone», di cui enfatizza l’impegno per la pace.
Si corre, però, il rischio di leggere il papato e la Chiesa esclusivamente sotto il punto di vista del contributo ad alcuni temi sociali, pensando di scendere a patti su altre questioni per essi altrettanto (se non di più) importanti. Mons. Delpini, allora, precisa che il Papa ha «una responsabilità di autorità morale e di profezia», rimarcando le parole “responsabilità” e “profezia”. Il Pontefice sa di avere ricevuto da Dio un compito ben determinato e che non sempre troverà il consenso del mondo. «La dottrina della Chiesa è conosciuta e non penso che il Pontefice la cambierà. I cattolici italiani devono dire in cosa credono e se votano una legge pro o contro, ma il Vaticano ha un ruolo diverso: porta la dottrina anche se può essere ascoltato o meno», sostiene l’arcivescovo.
Il sindaco di Milano, presente anche lui all’incontro, tira in ballo la questione del “fine vita”, che egli ritiene «un problema universale». Giuseppe Sala dichiara il massimo rispetto nei confronti delle eventuali parole di Leone XIV sul tema, ma è nota la propensione del sindaco per soluzioni legislative antitetiche alla morale naturale. Più che dell’insofferenza, il sindaco diventa così emblema dell’indifferenza nei confronti della Verità. Mons. Delpini, allora, risponde con una stoccata: è giusto che il legislatore si interroghi, ma «il Papa richiama valori favorevoli al bene dell’umanità, che invece pare avere una passione per suicidarsi e uccidere gli altri». Una passione che la Chiesa non intende in alcun modo assecondare.
Lunedì, 26 maggio 2025






