L’umanità si salva pregando per essa, perché è la luce della fede ad illuminare chi vuole davvero cambiare le cose
di Michele Brambilla
Conseguentemente alla pubblicazione, nello scorso Avvento, della nuova edizione del Messale Ambrosiano, il mese di giugno vede l’arrivo nelle librerie delle Melodie per la Messa secondo il rito ambrosiano, un compendio, curato da don Alberto Miggiano, delle parti musicate della liturgia, dall’ordinario ai propri dei tempi liturgici e delle singole festività.
Il 12 giugno mons. Mario Delpini fa pubblicare la sua introduzione al volume anche sul sito diocesano, perché contiene molte indicazioni preziose. La prima è che «senza la preghiera un velo di tristezza si distende sulla vita, anche sulla vita esuberante di opere gloriose e di allegria», perché «nella città in cui non si prega un principio di disperazione si insinua, anche nella città scintillante di attrattive. Nel pensiero che ignora o addirittura disprezza la preghiera, si sperimenta una riduzione alla funzionalità miope, forse persino una banalità, anche nel pensiero brillante e complicato», osserva l’arcivescovo.
«È necessario pregare. È necessario cioè che la relazione con Dio, in qualunque modo si possa intendere relazione e in qualunque modo si possa intendere Dio», diventi il fondamento di quello che facciamo, per non cadere nello zelo amaro e nella disperazione. «La necessità di pregare ha indotto molti a cercare le vie della preghiera e ha convinto molti che insegnare a pregare, cioè condividere la propria esperienza, sia una forma eccellente di amore per l’umanità», fino a riconoscere che chi non prega non ama, perché non trova alimento nel suo donarsi agli altri e non valuta ciò che fa alla luce del destino eterno che accomuna aiutante e aiutato.
«I discepoli di Gesù l’hanno sorpreso in preghiera e gli hanno chiesto: “Insegnaci a pregare” (cfr. Lc 11,1)», perché hanno capito che il rapporto inscindibile con il Padre era il vero motore della sua vita attiva. Noi, però, siamo spesso distratti, o temiamo che i momenti di consolazione siano illusori. «“Voi pregate così” (cfr. Mt 6,9). I discepoli che invocano l’aiuto del Maestro per imparare a pregare si sentono chiamati non a ripetere una pratica, ma a condividere la preghiera di Gesù. Senza Gesù non possiamo fare niente, neppure pregare. Coloro che dimorano in Gesù sperimentano che la preghiera non è una impresa umana, ma un dono di Dio e perciò un percorso di conversione», allora «non dite “io”, dite “noi”; non dite “Dio”, dite “Padre”; non dite «ti porto il mio pane, di offro i miei sacrifici», dite «dacci oggi il nostro pane quotidiano». La via affidabile per imparare a pregare è dimorare in Gesù, accedere al Padre per la mediazione di Gesù, lasciarsi convocare per celebrare il memoriale di Gesù», che è anche e soprattutto il suo sacrificio, la sua Pasqua riprodotta e perpetuata sacramentalmente.
Chi ha il Risorto con sé, porta nel mondo la sua forza, la sua vittoria. Non importa, quindi, il numero degli apostoli, non importano neppure i commenti circostanti, come puntualizzato dallo stesso mons. Delpini nell’omelia delle ordinazioni sacerdotali (7 giugno). Cristo nell’Ultima Cena «prega che i suoi discepoli si facciano avanti in mezzo all’odio del mondo per compiere lo stesso mandato che Gesù ha ricevuto dal Padre». Certo, i numeri dei preti novelli sembrano un’inezia di fronte alle tante necessità dell’arcidiocesi e delle comunità regolari, ma essi «sono un segno che la Chiesa c’è! La Chiesa vive! La Chiesa è segno di una grazia invincibile anche tra le ostilità e le indifferenze». «Hanno l’audacia di credere e di chiedere che il Padre li consacri come si consacra il Figlio, che è la verità. Hanno l’audacia di desiderare un’appartenenza che li renda conformi al Figlio Gesù, proprio quell’uomo che fa della sua vita un consegnarsi per la nuova ed eterna alleanza, come ripeteranno ogni giorno della loro vita» facendo eco allo stesso Signore.
Lunedì, 16 giugno 2025






