L’attività pastorale può assorbire il sacerdote, il diacono o l’operatore, ma, come ha insegnato anche l’arcivescovo ai giovani cubani, nelle nostre giornate non bisogna mai perdere la qualità del legame con il Signore
di Michele Brambilla
Il 29 luglio è stata resa nota una doppia nomina: a capo della Caritas Ambrosiana come direttori giungono un sacerdote e una giovane laica. Si tratta di don Paolo Selmi, prete diocesano ordinato nel 1991, e di Erica Tossani, nativa di Bologna e laureata in scienze internazionali e diplomatiche. Dopo il primo direttore laico, Luciano Gualzetti, la prima doppia conduzione, dovuta ad un progetto di riforma della Curia di Milano che intende creare un maggiore coordinamento tra la Caritas, l’ufficio per la pastorale della salute e quello per la pastorale del lavoro, ritenendoli aspetti paralleli perché hanno tutti a che fare con l’ambito della fragilità. E’ la lettura che ne ha dato mons. Luca Bressan, presidente di Caritas Ambrosiana (mantenendo, non a caso, la carica di vicario per la cultura. La carità materiale non è mai disgiunta da quella spirituale), il quale, dopo aver ringraziato Gualzetti, ha rivolto «un augurio pieno di fiducia a don Paolo ed Erica. Nel solco di una Chiesa in cammino e di una tradizione che sa rinnovarsi, la vostra nomina è il segno che la Chiesa Ambrosiana intende continuare a vivere la carità come il segno più bello e attraente per dare concretezza alla nostra fede».
L’aspetto della fede, spesso trascurato quando si parla di carità, è centrale anche nelle parole rilasciate dall’economo del Seminario Arcivescovile, il diacono permanente Claudio Porta, che come lavoratore ha maturato la pensione d’anzianità, ma dal 1° agosto 2025 continuerà ad affiancare il parroco della parrocchia di Ognissanti a Milano. Parlando di se stesso, il diacono, che è celibe, ha affermato che si tratta di «una vocazione e una bella scommessa: libera risposta a libera chiamata», avvenuta nientemeno che alla GMG di Czestochowa nel 1991. Lavorare coi numeri, come fa l’economo, può essere “plagiante”, riducendo la persona ad una serie di calcoli materialistici, motivo per cui suggerisce «di non abbandonare mai la preghiera del Breviario perché è facile “buttarsi” dentro le attività, dimenticandosi, a volte, della ragione profonda di quello che stiamo facendo e chi siamo. La preghiera, in questo senso, è fondamentale». La fedeltà alla preghiera è un consiglio estendibile anche ai semplici laici.
E’ quel che ha detto anche lo stesso arcivescovo nell’ultima tappa del suo viaggio in America Latina, a Cuba, nota per essere ancora oppressa da un regime che ha come cifra il materialismo storico-dialettico. In un contesto simile, che per le comunità cattoliche è di forte emarginazione e povertà di mezzi, mons. Mario Delpini ha sì incontrato i nostri fidei donum, ma ha anche partecipato ad atti di culto pubblici e popolari come la processione della festa patronale di Santiago di Cuba (25 luglio). Sono squarci di divino nel grigiore del regime comunista, che per di più rimandano alle origini culturali sanamente iberoamericane di quei territori.
Nel rivolgersi ai ragazzi e ai giovani delle parrocchie cubane, lunedì 28 luglio, mons. Delpini ha portato la testimonianza forte, anche e soprattutto dal punto di vista della trascendenza, del beato Carlo Acutis. Dopo aver proiettato un video sulla sua vita, l’arcivescovo ha chiesto loro: «Io a cosa sono chiamato? Cosa posso fare per stare nel cammino della santità, cioè dell’accoglienza del Signore nella mia vita?». Le risposte sono state molto entusiaste, segno, come dice il parroco-missionario don Ezio Borsani, del fatto che «noi crediamo nei piccoli semi, piccole cose, persone semplici, poche, luoghi senza grande importanza, ma pieni di Vangelo, predicato e accolto. E quindi sono semi vivi del Regno di Dio», che cresce anche a Cuba.
Lunedì, 4 agosto 2025






