Sotto il cielo stellato di Formia, dove si stipula un gemellaggio tra Milano e Gaeta, mons. Delpini ha esortato anche lui i giovani ambrosiani a cercare Cristo, come i Magi, e a dare il meglio di sé
di Michele Brambilla
Il Giubileo dei Giovani ha avuto come corollario il proseguimento del percorso a Formia, dove tra il 4 e il 6 agosto si è consolidato il gemellaggio tra l’arcidiocesi di Milano e l’arcidiocesi di Gaeta, alla presenza di mons. Mario Delpini e del vescovo locale, mons. Luigi Vari.
Il filo conduttore di quelle giornate, assieme alle parole di Leone XIV ascoltate a Tor Vergata, sono state le stelle, visibilissime durante le veglie sulla spiaggia. Già nell’omelia pronunciata il 5 agosto nella chiesa di S. Giovanni in Formia, mons. Delpini ha invitato i ragazzi a non dire di se stessi «ma io sono uno schifo», ma a far brillare le loro tante qualità. Anche diversi personaggi biblici si disprezzavano, ma il Signore li ha eletti ugualmente, ha commentato l’arcivescovo sulla base delle letture del giorno secondo il Lezionario ambrosiano. «Invece che stare a piangerti addosso guardandoti allo specchio, rispondi a chi ti chiama a fare qualche cosa di buono» in parrocchia, ma anche nella società civile, non disprezzando neppure la politica.
Il momento più suggestivo del pellegrinaggio a Gaeta si è toccato proprio la sera del 5 agosto, quando i giovani si sono recati con i loro vescovi sulla spiaggia di Formia a pregare davanti al SS. Sacramento, esposto proprio come a Tor Vergata, sotto un cielo stellato che rendeva plasticamente visibile l’antica promessa ad Abramo di rendere innumerevole la sua discendenza. Sarà così anche quella di quei ragazzi? L’arcivescovo ambrosiano ha detto in quell’omelia che «il Signore questa sera ci chiede tre percorsi: anzitutto, ci chiama a passare dall’estetica alla disponibilità. L’estetica è quel sentire che ammira, che resta incantato davanti alla bellezza, quel contemplare che fa di noi degli spettatori», ma poi «in questo cielo stellato appare a un certo punto una chiamata. I Magi hanno riconosciuto, tra le molte stelle, il segno del re dei Giudei e si sono messi in cammino» per cercare il Bambino. Il cattolico, quindi, non vaga senza meta e il suo operare nel mondo non è privo di contenuto.
Un cielo stellato è apparso anche sopra la Messa conclusiva del pellegrinaggio, celebrata la sera del 6 agosto nello stadio di Gaeta. Mons. Vari, nel suo indirizzo di saluto, ha usato proprio una metafora astrologica quando ha detto ai suoi ospiti che «la Chiesa di Milano risplende per la sua grandezza e i suoi santi, sant’Ambrogio, san Carlo, Paolo VI (di cui proprio il giorno della Trasfigurazione ricorre la data del ritorno alla casa del Padre nel 1978), per le splendide figure dei suoi Pastori come il cardinale Schuster e il cardinal Martini. La Chiesa di Milano, attraverso il vescovo Mario e i giovani, è stata qui ed è stato bello soprattutto condividere la stessa fede, essere Chiesa».
Il nostro arcivescovo nell’omelia della Messa allo stadio (a cui hanno partecipato anche i sindaci di Gaeta e Formia) ha puntato proprio al cuore cristologico della nostra fede. «Voglio cantare la luce che si irradia dalla carne del Signore, dal suo essere “uomo in carne e ossa”. Il cantico della luce non esalta l’evasione dalla storia, ma esalta l’incarnazione: cioè qui dimora la gloria, in questa carne fragile, in questa carne crocifissa, in questa storia tragica; qui il Verbo ha posto la sua dimora», ha infatti sostenuto, ribadendo che «la gloria di Dio non abita nella fuga dal mondo, nel disprezzo della storia, nella fantasia che abita altri mondi e improbabili paradisi, la luce della gloria non brilla in una qualche euforia artificiosa, lontano dal peso del quotidiano e dalla fastidiosa convivenza ordinaria. Il cantico della luce esalta invece la rivelazione del Verbo che si è fatto carne perché la carne, cioè la vita concreta dei figli degli uomini, potesse diventare la vita dei figli e delle figlie di Dio. Canto della vocazione della storia umana a diventare la storia del Verbo, la storia dell’amore di Dio che tutti accoglie nel suo regno e avvolge della sua luce».
Lunedì, 11 agosto 2025






