A Milano manca la Speranza, ovvero Gesù Cristo, per questo non sa più dove andare
di Michele Brambilla
L’inchiesta sull’urbanistica e la recente tragedia del Gratosoglio evidenziano in maniera spietata le tante questioni irrisolte di una metropoli, Milano, che è stata lanciata dalla sua presunta “classe dirigente” in una fase di sviluppo molto settoriale, senza avere una visione d’insieme, come ha denunciato ancora una volta mons. Mario Delpini in un’intervista, pubblicata l’8 agosto dal Corriere della Sera e dal sito diocesano. «Forse la città si è messa sul mercato come “una cosa che promette di essere redditizia”, invece che presentarsi come una comunità in cui potrebbe essere desiderabile abitare. Il criterio del “maggior profitto possibile” può diventare come un idolo intrattabile che diventa sempre più avido e pretende che tutto sia a lui sacrificato: la vita della gente, il suolo, l’ambiente, le relazioni», ha infatti rimproverato l’arcivescovo.
Milano può riscattarsi dai suoi molti mali? Si, se intuisce che «quello che le manca è la speranza, è la fiducia, è l’ambizione di preparare una città migliore di quella attuale per le prossime generazioni, anche perché mi pare si sia diffuso un sentire, e non parlo solo di Milano, che non trova simpatiche le prossime generazioni, ritiene troppo fastidioso curarsi dei bambini e non ritiene sia una priorità dare loro il benvenuto». Per non parlare di quando questa mentalità “svia” i figli che già ci sono, come è possibile constatare nella vicenda della donna del Gratosoglio, investita da minori rom alla guida di un’auto rubata, o ai tanti segnali di disagio profondo che mandano anche i ragazzi di origine italiana, spesso raccolti solo dagli oratori.
In questo contesto, il 15 agosto, il calendario cattolico ha riportato alla nostra attenzione la solennità dell’Assunta. «“Non disturbateci almeno a Ferragosto”, sembra dire il mondo in cui viviamo. “Non fateci discorsi impegnativi, o inquietanti: diteci le cose di cui siamo già convinti, fateci discorsi che confermino la nostra disperazione», è stato il pungente incipit dell’omelia di mons. Delpini dall’ambone del Duomo. Il nostro mondo, la Milano postmoderna, si crogiola nei divertissement, l’evasione che non deve far pensare troppo, soprattutto quando si sa di violare ogni regola morale. Se infatti l’uomo postmoderno si fermasse a pensare, intuirebbe il vuoto dietro l’euforia, constata l’arcivescovo. Ma «la Buona Notizia bussa alla porta» di ciascun uomo, di ciascuna famiglia e di ciascuna comunità. Come apriremo? Certamente «noi, nel cuore di questa città, al centro di questa giornata siamo qui radunati perché siamo di quelli che all’annunciarsi della Buona Notizia abbiamo aperto la porta di casa» e ne abbiamo colto il messaggio fondamentale: «Gesù è risorto. Gesù è vivo, è entrato nella morte, ma ha vinto la morte. Dov’è, o morte, la tua vittoria? E’ proprio Lui, Gesù, la Buona Notizia» e chi Lo accoglie risorge con Lui, come ha fatto Maria. «Con Gesù risorto anche noi siamo chiamati alla vita» e la nostra rassegnazione al male è definitivamente vinta da questo trionfo di Cristo, punto fermo nella tragica vicenda della storia umana.
Lunedì, 18 agosto 2025






