Il compito del cattolico, ad ogni latitudine del globo, è ricostruire il mondo ad immagine e somiglianza del Regno di Dio
di Michele Brambilla
Nel pomeriggio del 30 agosto mons. Mario Delpini è intervenuto all’assemblea annuale dei diaconi permanenti diocesani di Milano, che si è tenuto nell’ex-Seminario di Seveso. Il tema è Diaconi a servizio di questa umanità.
Nel suo discorso l’arcivescovo ha preso le mosse dalle appena trascorse ferie estive, che per mons. Delpini sono state caratterizzate dal lungo viaggio in America Latina. «Dopo un periodo di riposo, che comunque ci chiama a vivere l’anno pastorale come risposta alla chiamata del Signore, non riprendiamo solo perché ci sono delle cose da fare, ma per la motivazione profonda di un rilancio della vocazione» abbracciata, ha puntualizzato immediatamente. Il recupero del senso profondo «passa attraverso la Chiesa e il modo in cui camminiamo insieme, dando il nostro contributo nel cammino sinodale», ovvero nel cammino dell’intera compagine ecclesiale.
«L’augurio è che ciascuno abbia a seguire il Signore, servendo i fratelli, come segno di quella comunione di cui il mondo, che invoca la pace e il Vangelo, ha veramente bisogno», ha proseguito l’arcivescovo, che ha poi lasciato a don Filippo Dotti, rettore della Formazione al diaconato permanente, l’illustrazione delle questioni più pratiche del nuovo anno pastorale. A mons. Delpini importava soprattutto comunicare le sue impressioni dell’incontro con le realtà latinoamericane, «Chiese molto diverse tra loro e da noi, non solo in termini di km» e non solo per i pessimi rapporti con le rispettive autorità statali, specialmente a Cuba, in Messico e in Cile. «Noi abbiamo la responsabilità, come Chiesa milanese, di essere consapevoli della nostra storia, della capillarità di una presenza che va apprezzata, anche immaginando che possa essere condivisa, magari con diaconi che possano andare in quelle terre, come fidei donum», come è già accaduto in passato. «La Chiesa di Milano ha una tradizione di servizio da custodire con particolare fierezza, ma anche con responsabilità», pensando alle situazioni che i nostri fratelli nella fede vivono in altri continenti.
Mons. Delpini ha ricordato che «la missione che Gesù ha affidato alla Chiesa è di annunciare che il Regno di Dio è vicino, cioè che la parola del Vangelo semina nella storia umana un’altra storia», quella di Dio stesso che si fa uomo e viene a condividere la sorte di chi si era perduto. Annunciando Cristo «facciamo un servizio all’umanità, perché se non si ha una prospettiva di vita eterna vince l’individualismo e diventa importante solo ciò che uno può avere, fare, il potere» inteso come possesso. Allora «chiediamoci in che cosa speriamo, se sappiamo vedere i germogli di speranza presenti nelle nostre comunità. Il Giubileo dei Giovani è stato interessante: mi pare di aver visto nella loro capacità di recepire il messaggio del Papa già un germoglio del Regno».
Sempre il 30 agosto mons. Delpini ha presieduto la Messa in memoria degli arcivescovi defunti, nel giorno in cui la Chiesa festeggia il beato Alfredo Ildefonso Schuster. Nell’omelia l’arcivescovo ha denunciato ancora una volta la tendenza dell’uomo postmoderno a mentire e mentirsi spudoratamente, tanto «che le parole dei saggi», comprese quelle del Papa e dei vescovi, sono ignorate e irrise. L’uomo crede di potersi auto-salvare con i suoi “esperti” e le sue strategie ideologiche. Ma «in questa desolazione il Verbo si è fatto carne», abitò e continua a voler abitare in mezzo a noi. Gesù non si fece intimorire neppure dall’arresto di san Giovanni Battista e non c’è epoca in cui Egli non offra la Salvezza autentica. «Noi siamo il popolo della Speranza» perché fondati sulla fedeltà di Dio alle sue promesse.
Lunedì, primo settembre 2025






