Mons. Delpini visita la Tenda del lutto nel Giardino dei giusti e sottoscrive una nota CEI sul conflitto a Gaza, che non dimentica il dolore dei popoli e predilige la mediazione istituzionale, oltre che la preghiera corale di tutto il popolo cattolico
di Michele Brambilla
Il 21 settembre mons. Mario Delpini ha voluto visitare la Tenda del Lutto, eretta presso il Giardino dei giusti di Milano, assieme a Gabriele Nissim, promotore del Giardino e a capo della Fondazione Gariwo, che cura la memoria di tutti coloro che hanno difeso la dignità umana davanti a grandi tragedie della storia. La tenda è stata portata a Milano da un’associazione israelo-palestinese che è nata nel villaggio di Neve Shalom, unico luogo della Terra Santa in cui ebrei e musulmani convivono pacificamente. Entrarci assieme a Nissim, noto esponente della comunità ebraica, è anche un modo per ribadire il rifiuto dell’antisemitismo.
Nella tenda mons. Delpini ha ricordato i bambini vittime del conflitto in corso nella Striscia di Gaza, ma con un occhio attento ai segni di speranza. Infatti «sono qui per vedere come le persone, oggi, anche in questo contesto, sanno dire la speranza, sanno dire la determinazione a essere dalla parte della pace, della giustizia e della solidarietà». I bambini uccisi, qualunque sia il loro vero numero, non vogliono vendetta, ma che venga costruito un mondo in cui quello che è capitato a loro non sia più possibile. «Questa iniziativa va al cuore perché permette di esprimere, in modo corale, quello che molti di noi sentono e non sanno esprimere»: è consolante scoprirsi «un popolo impegnato per aggiustare il mondo e per renderlo migliore».
Il 22 settembre, mentre la Stazione Centrale di Milano veniva assaltata dai manifestanti “Pro-Pal”, mons. Delpini raggiungeva Gorizia, dove si è riunito il Consiglio permanente della CEI. Gorizia è città di frontiera e l’assemblea è stata contornata da momenti di preghiera per la pace, tra i quali una processione sul confine tra Italia e Slovenia, dove correva uno dei muri della Guerra fredda.
Il 24 settembre, al termine della lunga riunione, la CEI ha emesso una nota in cui i vescovi italiani dichiarano di aderire all’iniziativa del Papa di far pregare il S. Rosario ogni giorno del mese di ottobre per la pace e dicono la propria sulla situazione in Terra Santa. «Chiediamo con forza che a Gaza cessi ogni forma di violenza inaccettabile contro un intero popolo e che siano liberati gli ostaggi», scrive anzitutto l’episcopato italiano, comprendendo entrambi i versanti della guerra. «Si rispetti il diritto umanitario internazionale, ponendo fine all’esilio forzato della popolazione palestinese, aggredita dall’offensiva dell’esercito israeliano e pressata da Hamas», chiamata per nome e condannata. Inoltre, «ribadiamo che la prospettiva di “due popoli, due Stati” resta la via per un futuro possibile. Per questo, sollecitiamo il Governo italiano e le Istituzioni europee a fare tutto il possibile perché terminino le ostilità in corso». In effetti, già il 25 settembre il ministro Guido Crosetto, d’accordo proprio con la CEI, ha tentato, per esempio, di ricondurre alla ragione i promotori della “Flottilla”, proponendo di sbarcare a Cipro e di affidare al card. Pizzaballa gli aiuti che i militanti di sinistra intendono scaricare forzatamente a Gaza sfidando la marina israeliana.
I vescovi italiani tengono alta l’attenzione sulla Terra Santa, «critici di fronte a scelte che provocano morte e distruzione. Ci impegniamo a dare sostegno concreto a quanti pagano pesantemente le conseguenze di questa “inutile strage”». L’appello è sottoscritto anche dai vescovi sloveni e croati: dal loro precedente comunicato vengono tratti come principi cardine degli interventi episcopali sull’argomento «la nonviolenza, il dialogo, l’ascolto e l’incontro come metodo e stile di fraternità, coinvolgendo tutti, a partire dai responsabili dei popoli e delle nazioni, perché favoriscano soluzioni capaci di garantire sicurezza e dignità per tutti».
Lunedì, 29 settembre 2025






