Ricostruire il mondo sulla centralità di Cristo
di Michele Brambilla
Il 30 settembre mons. Mario Delpini presiede in Duomo la Messa giubilare del Collegio Arcivescovile Ballerini di Seregno, dedicato mons. Paolo Angelo Ballerini (1814-97), arcivescovo impedito di Milano (1859-67), il quale dovette risiedere forzatamente in Brianza fino alla morte perché inviso a re Vittorio Emanuele II di Savoia (1820-78).
Nell’omelia mons. Delpini ammette: «Sì, lo riconosco, l’impresa è audace. Sì, devo ammetterlo, non ho trovato molti disponibili. Sì, anche questo è capitato: che coloro che hanno cominciato, ad un certo punto si sono stancati». Di quale impesa sta parlando l’arcivescovo? «L’impresa sarebbe quella di rifare il mondo, dare inizio ad un mondo nuovo, in cui sia desiderabile abitare, in cui tutti si possano sentire a casa loro», ma le storture che si vedono in atto nella società contemporanea agiscono anche all’interno di una scuola cattolica. Del resto, l’utenza viene da un mondo “rivoluzionato” e non ci si può aspettare nulla di diverso.
Mons. Delpini, prendendo spunto dalle letture del giorno, denuncia l’azione, in particolare, di tre demoni. Il primo si chiama Impostura e «ti suggerisce di nasconderti dietro una maschera invece di farti conoscere così come sei», spesso mostrando il nostro lato peggiore. Il secondo demone è l’Istinto senza freni, «che ti convince che tu sei schiavo dei tuoi istinti, delle tue voglie. Il demone Istinto ti dice: hai voglia di studiare, studia; non hai voglia di studiare, e allora lascia perdere; hai voglia di porcherie, e allora vai a cercarle». Il terzo reca lo stesso nome etimologico del diavolo, ovvero Divisione, suscitando dovunque invidie, gelosie, violenza, prevaricazione, egoismo.
La risposta, per tutti i demoni, è il versetto biblico: «Voi, invece, costruite voi stessi sopra la vostra santissima fede» (Gd 1,20-21) perché «tu sei amabile per quello che sei, non per quello che vuoi dimostrare. Gesù può“farvi comparire davanti alla sua gloria senza difetti e colmi di gioia” (Gd 1,24-25)», se Lo prendiamo come punto di riferimento imprescindibile della nostra vita.
Sabato 4 ottobre è il momento delle ordinazioni diaconali, sempre in Duomo. I candidati diocesani, futuri preti novelli (13 giugno 2026), sono 12, a cui aggiungere i seminaristi inviati dal PIME e da altri istituti religiosi. L’omelia di mons. Delpini inquadra anche in questo caso la lotta tra «la sapienza ottusa», che accumula particolari inutili, e la Sapienza che è Gesù Cristo. La sapienza del mondo «sa tutto, ma non sa perché» il mondo esiste. Gesù è il discrimine tra due domande, «se questo universo in cui abitiamo abbia un senso o sia una meraviglia insensata. Ma voi, discepoli di Gesù, avete qualcosa da dire a questa sapienza ottusa?», chiede l’arcivescovo senza peli sulla lingua. I candidati rispondono alle domande del mondo con il loro stesso motto, genuinamente santambrosiano: Cristo è tutto per noi. «Gesù è origine, senso e fine dell’uomo», ripete mons. Delpini: non abbiamo in mano un insieme di risposte “pronte”, ma indichiamo a tutti un cammino, che è «la strada di farsi piccoli per accogliere la Rivelazione del Figlio», sull’esempio di san Francesco d’Assisi, di cui ricorre proprio il 4 ottobre la festività.
Bisogna stare attenti a non lasciare logorare gli affetti e i voti solenni. «Ci sono affetti stanchi tra le mura di casa, negli impegni dentro la comunità cristiana, nella decisione di vivere il proprio mestiere, la propria professione, con uno spirito di servizio», elenca mons. Delpini. I candidati al diaconato e al sacerdozio «si fanno avanti» fondandosi sulla fedeltà di Dio alle sue promesse in Gesù Cristo. In questo modo diventano affidabili anche per gli altri, che hanno il timore di prendersi responsabilità e, spesso, non sono neppure riconoscenti nei confronti di chi decide di mettersi a servizio dei fratelli. «La stanchezza nella vita è prevedibile, ma noi sappiamo dove trovare ristoro e forze per perseverare», ribadisce l’arcivescovo.
Lunedì, 6 ottobre 2025






