Come nella Bibbia, dopo il diluvio del male giunge la luce della pace di Dio. Chi ogni giorno lavora per quella pace deve mettere al centro Colui che è la Speranza per eccellenza, pregando il Signore senza “asservirlo” ai propri scopi
di Michele Brambilla
Milano è una delle città che più ha pagato, in questi due anni, le tensioni e le violenze dei cosiddetti cortei “Pro-Palestina”. Basti pensare al vergognoso assalto “pro-Pal” alla Stazione Centrale di poche settimane fa. Lo stesso giorno, immagine trasparente di quanto stava accadendo a livello socio-politico, la pioggia faceva esondare il fiume Seveso, danneggiando in particolare la chiesa e l’oratorio di S. Dionigi in Prato Centenaro.
Giungendo in visita a Prato Centenaro il 7 ottobre, mons. Mario Delpini nel suo discorso ha detto che «lo scopo della mia presenza è solo di manifestare l’affetto e l’incoraggiamento per la comunità e per tutto il quartiere», che hanno saputo fare fronte comune di fronte alla devastazione. La rapida ristrutturazione degli ambienti danneggiati dall’alluvione è «come una risorsa di speranza e una determinazione di lungimiranza» guardando anzitutto a colei che della Speranza è Madre, pertanto «sono qui ad incoraggiare al bene, a riparare i danni e a riprendere la vita di una comunità, per tanti aspetti, così vivace e ricca di iniziative. L’immagine che mi viene alla mente è quella del diluvio, nella Bibbia, della pioggia che ha coperto tutta la terra e che ha eliminato risorse e vita» proprio perché «questa immagine, con la tragedia che rappresenta, contiene anche il messaggio che dall’arca è uscita una vita nuova, un’umanità che potrebbe essere migliore di quella che l’ha preceduta».
Fondandosi proprio sulla speranza teologale, mons. Delpini decide nel mese di ottobre di celebrare una Messa per la pace in ogni Zona pastorale dell’arcidiocesi. La prima si tiene a Lecco, nella prepositurale, alle 6.30 del mattino del 9 ottobre, quando nel mondo era già cominciata la trepidazione per l’accordo di pace che si stava raggiungendo in Medio Oriente. Nell’omelia l’arcivescovo ha ricordato tutti i conflitti ancora in corso, osservando che «quindi le guerre non sono solo quelle di cui noi sentiamo parlare o alle quali siamo sensibilizzati» da un’attenzione mediatica spesso “interessata”.
La preghiera per la pace non deve essere «una delega a Dio perché faccia quello che noi non siamo capaci di fare», puntualizza mons. Delpini. «Se la preghiera è affidarsi allo Spirito di Dio, forse sorgeranno profeti, forse sorgeranno maestri, forse sorgeranno politici, forse sorgeranno tante persone di buona volontà che pregano e perciò quotidianamente si lasciano condurre a compiere le opere di Dio», chiarisce l’arcivescovo. La pace si costruisce a partire dai propri ambienti di vita, perché «“Se tu non sei capace di far funzionare bene la tua famiglia, come penserai di far funzionare bene il mondo?”», come si legge nell’epistola della liturgia del giorno (1Tm 3, 1-13).
Se le cose sembrano volgere al meglio in Terra Santa, aumentano le aspettative per l’altro grave conflitto, quello in Europa orientale. Dal 3 al 5 ottobre è stato ospitato a Milano il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, che in un’intervista mandata in onda sulle reti locali proprio la sera del 9 ottobre ha ammesso, riferendosi all’Ucraina, che «non pensavamo di vedere una guerra fratricida nel cuore dell’Europa, una guerra tra Cristiani e purtroppo anche tra Ortodossi. Abbiamo innalzato molte volte la nostra voce per la pace, ma siamo anche convinti che una pace senza una vera giustizia sia una pace non duratura». Alludendo soprattutto alla Russia, ha voluto sottolineare che «quando le fedi diventano proprietà al servizio dei poteri mondani, allora terminano di essere fede e diventano ideologia. In questo modo anche Dio può essere tramutato in un idolo che risponde ai più beceri fanatismi con le più terribili conseguenze».
Lunedì, 13 ottobre 2025






