L’infelicità è frutto della mancanza di senso, ma c’è chi, come san Carlo Acutis, si allena tutti i giorni per raggiungere la vera Sapienza, cioè il Signore
di Michele Brambilla
Mons. Mario Delpini inanella, tra il 12 e il 13 ottobre, tre omelie preziosissime. La prima è pronunciata nel corso della visita pastorale a Cernusco sul Naviglio. In quell’omelia l’arcivescovo denuncia che «i racconti della cronaca e dei sentimenti diffusi, i volti di persone di ogni età, i lamenti abituali, le preoccupazioni confidate, le inquietudini di gente smarrita su che cosa stia capitando e su che cosa si possa fare sono forse segni di un’infelicità che come una pandemia contagia molti».
Come dice mons. Delpini, «l’infelicità non è il dolore per quello che capita e fa soffrire. L’infelicità è quando il dolore non trova senso e non vede una speranza»: all’Europa manca in maniera lancinante Colui che l’ha sorretta da sempre, infatti il Vangelo «insegna che una vita può essere infelice se non trova il tesoro, se non decide l’azzardo di impegnare tutto per la perla di grande valore». Se l’antica Cristianità ha perso la sua luce, anche il resto del mondo è rimasto al buio.
C’è chi, però, non ha perso la speranza. Proprio il 12 ottobre ricorrerà, da ora in poi, la festa di san Carlo Acutis: essendo domenica, l’arcivescovo sposta la Messa solenne di ringraziamento lunedì 13 ottobre. Coincidenza assai felice, proprio la mattina di quel lunedì mons. Delpini deve celebrare Messa anche presso le scuole parrocchiali della parrocchia di S. Biagio a Monza. L’incipit dell’omelia di S. Biagio (che, come tutta Monza, è una parrocchia di rito romano) parte quindi da una celebre citazione del festeggiato. «Ecco come sono i discepoli di Gesù: sono originali! Non sono fotocopie (cfr. san Carlo Acutis). Sono originali. Se molti si lasciano trascinare da quello che fanno tutti, loro, i discepoli di Gesù, sono originali: decidono di fare quello che è bene e di evitare quello che è male», mentre oggi il male è addirittura esaltato. «Se molti vivono il tempo come un perditempo e vivono la domenica come una giornata buttata via, loro, i discepoli di Gesù, sono originali: vivono il tempo come un’occasione e la domenica come un giorno benedetto per incontrare Gesù nella celebrazione della Messa e nel vivere contenti con coloro che amano. Se molti quando sono feriti e offesi cercano il momento “per fargliela pagare”, loro, i discepoli di Gesù, sono originali, perdonano e cercano il modo per correggere chi è violento o prepotente», elenca l’arcivescovo indicando le differenze più evidenti tra chi crede e chi no. Allora, «come suggerisce san Paolo a Timoteo: “Evita le favole profane, roba da vecchie donnicciole. Allenati nella vera fede, perché l’esercizio fisico è utile a poco, mentre la vera fede è utile a tutto, portando con sé la promessa della vita presente e di quella futura”».
San Carlo Acutis si è sicuramente allenato costantemente e tenacemente per raggiungere il vero Premio, il Signore. Nell’omelia pronunciata nel Duomo di Milano la sera del 13 ottobre per la Messa di ringraziamento per la canonizzazione del santo “millennial”, alla presenza del vescovo di Assisi (nonché biografo di Acutis) mons. Domenico Sorrentino, mons. Delpini ricorda che «la città è difficile, la città è problematica, la città attrae con le sue promesse e respinge con la sua durezza, la città è ingiusta, la città è pericolosa, la città ha perso la sua anima, la città è un groviglio di complicazioni, la città è assediata dalla malavita, la città contiene tutti i problemi del mondo», ma «in questa città ha vissuto un ragazzo che da quando ha fatto la prima comunione fino a quindici anni ha pregato tutti i giorni il rosario, ha partecipato alla messa tutti i giorni, ha sostato in chiesa per pregare da solo tutti i giorni», quindi è vero che «nella città difficile il Signore continua ad attirare a sé, continua ad aprire autostrade per il cielo, continua a seminare compassione per darsi da fare per i poveri». Acutis ha soccorso sia la povertà materiale che quella spirituale.
Lunedì, 20 ottobre 2025






