L’arcivescovo, con i confratelli vescovi della Lombardia, si prepara ad un pellegrinaggio in Terra Santa dopo aver fatto pregare per tutto il mese per la pace
di Michele Brambilla
Quando Leone XIV ha chiesto che tutti i cattolici pregassero per la pace nel mese di ottobre, l’arcivescovo di Milano ha subito pensato di raccogliere l’appello ideando egli stesso alcune iniziative che si sono rivelate particolarmente fortunate. Le Messe per la pace, presiedute dallo stesso mons. Mario Delpini nelle sette Zone pastorali, sono state infatti accolte con grande favore dai fedeli, che le hanno affollate nonostante si svolgessero alle 6.30 del mattino in giorni che sul calendario sono considerati feriali.
L’itinerario dell’arcivescovo ha toccato le chiese di S. Nicolò a Lecco (9 ottobre), di S. Barbara a S. Donato Milanese (10 ottobre), il Duomo di Milano (14 ottobre), di S. Teresa di Gesù Bambino alle Bustecche di Varese (16 ottobre), di S. Ambrogio a Cinisello Balsamo (21 ottobre), di S. Martino a Magenta (22 ottobre) e di S. Stefano a Cesano Maderno (23 ottobre). Si può dire che le tante preghiere per la pace abbiano sortito un qualche effetto perlomeno nello scenario mediorientale, ma su entrambi i fronti più caldi della “terza guerra mondiale a pezzi” rimane ancora molto da fare, pertanto la Chiesa non si ferma, anzi, raddoppia gli sforzi. L’episcopato lombardo sceglie, infatti, di portare la sua solidarietà direttamente sul campo programmando, dal 27 al 30 ottobre, un pellegrinaggio in Terra Santa.
In vista del pellegrinaggio, i vescovi lombardi hanno scritto un messaggio da leggere in tutte le chiese della regione domenica 26 ottobre, cioè il giorno prima della partenza. Le prime frasi spiegano che «noi, Vescovi delle 10 diocesi della Lombardia, dal 27 al 30 ottobre andremo come pellegrini giubilari in Terra Santa. Incontreremo i cristiani di Betlemme e lì, nella casa del pane, pregheremo con loro. Sosteremo nella grotta dove è nato Gesù, dove il volto di Dio si è rivelato amore fatto carne. Saliremo poi a Gerusalemme, il luogo dove Gesù, per amore, si è donato totalmente. Gerusalemme, la città della sua passione e morte. Il luogo dell’amore fino alla fine». Contemplando i luoghi in cui si svolto il Mistero pasquale, «anche noi vedremo il sepolcro vuoto e ci sentiremo dire: non è qui. E’ risorto! E confesseremo che nell’abbandono a Dio, pur nella sofferenza della croce, c’è la vita».
Importante il fatto che i vescovi non si soffermino solo sulla crisi in Medio Oriente: essi denunciano «la barbara follia omicida di uomini che, in molte parti del mondo, alzano la mano per uccidere il fratello», comprendendo anche le molte guerre dimenticate, non meno sanguinose di quella combattuta nella Striscia di Gaza. La violenza del nostro tempo è tale da scomodare la parola “paura” nel senso di orrore, esprimendo tutto lo scandalo per il modo con cui l’uccisione degli innocenti è apertamente giustificata.
Riecheggiando i profeti dell’Antico Testamento, «domandate pace per Gerusalemme; sia pace a coloro che ti amano, sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi. Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: Su di te sia pace!». Un’invocazione antichissima, che «è urlo e preghiera di chi, disarmato, supplica con tutto il cuore il fratello di disarmare ogni mente e ogni mano omicida». «Con noi portiamo» nei luoghi in cui nacque, visse, patì e risorse il Signore Gesù «portiamo la supplica, l’invocazione, il grido di tutto il popolo lombardo che, uniti spiritualmente a noi, invoca pace per ogni uomo amato dal Signore». Una pace che è conversione, precisano i vescovi: lo stesso patriarca di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, ha spesso denunciato il rischio che l’odio continui a scorrere anche una volta tacitate le armi, dato il livello di efferatezza raggiunto il 7 ottobre 2023 e nei mesi seguenti. Il pericolo è il medesimo anche negli altri scenari di guerra.
Lunedì, 27 ottobre 2025






