A nostro mondo manca certamente la gioia, ma anche quella serietà che viene da un impegno eticamente sostenuto dalla fede cattolica
di Michele Brambilla
Il 4 novembre, nell’omelia della festa di S. Carlo Borromeo, mons. Mario Delpini sottolinea che «san Carlo è stato una persona seria: il suo sguardo fisso sul Crocifisso ha segnato la sua vita nella sequela del Buon Pastore che dà la propria vita per le pecore». Per l’arcivescovo essere seri «significa, credo, rendere conto del proprio operato perché sia sottoposto al giudizio della Parola che ci è stata rivolta» dal Signore. Chi sa, infatti, di avere una vocazione spende ogni attimo per realizzarla.
Come, però, testimoniare questa grande verità in un mondo che si concepisce senza orizzonti di senso? Spesso questi pensieri attraversano anche gli uomini di Chiesa, creando zelo amaro, rivalità, falso protagonismo. «Forse ci sono ambizioni frustrate, riconoscimenti sperati invano. Forse ci sono offese non riparate. Forse ci sono passioni ambigue», rimprovera l’arcivescovo, che di nuovo ricorda ai collaboratori l’esempio di san Carlo, per il quale «le persone serie sono sincere e si prendono sinceramente a cuore di essere a servizio dell’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace. Forse san Carlo contava molto 1 sulla severità della disciplina. Ma sarà meno esigente nel renderci amabili, umili, magnanimi nello Spirito di amore che dimora in noi». Chi non ha Dio distrugge e dissipa, mentre «le persone serie dicono la verità, la verità buona di Gesù, la verità di Dio che è il Padre del Signore Nostro Gesù Cristo, la verità della vita che è vocazione alla conformazione a Gesù per essere figli nel Figlio», cosa che si ripercuote positivamente anche sul piano sociale.
Il 5 novembre l’arcivescovo inaugura la nuova rettoria dell’Università Bocconi. L’inaugurazione è contornata da un convegno sull’intelligenza artificiale a cui partecipa lo stesso rettore della Bocconi. Per spiegare i pericoli insiti in un certo abuso dell’AI si prende ad esempio il suicidio del giovane californiano Adam Raine, che si è rinchiuso in un mondo completamente virtuale in cui dialogava solo con gli algoritmi.
Il prof. Fabio Mercorio, che gestisce un Master sull’AI alla Bicocca, nel suo discorso ricorda che «l’Intelligenza artificiale non è programmata, ma addestrata, le si mostra la realtà e la riesegue con un obiettivo» sulla base del criterio della probabilità. Mons. Delpini commenta che si dovrebbe allora operare «una distinzione terminologica tra strumento e mezzo, dove il primo termine significa una risorsa che l’individuo usa per fare qualcosa» in senso utilitaristico, il secondo il tentativo di sfruttare i medesimi canali per ottenere risposte a domande esistenziali che sarebbe meglio rivolgere ad un essere umano. «Questo ci dice che siamo di fronte a delle scelte, non viviamo dentro a un ingranaggio», e il modo corretto di scegliere è rammentare che la civiltà cristiana occidentale «ha elaborato l’idea della persona a partire dal fatto che vi sia in essa un principio di libertà, di amore e di conoscenza, mentre il tempo che stiamo vivendo rischia di ridurre la persona a individuo, costruendo il mondo intorno alla sua solitudine». Si rende ancora più evidente il fatto che l’essere umano abbia bisogno di una comunità, con una proposta valoriale chiara e definita, per crescere anche interiormente. C’è infatti un pericolo quando si parla di “spiritualità” in modo generico: che ci si dia ad un fai-da-te pseudo-rassicurante, «mentre invece è un’apertura al mistero che si lascia amare e incontrare dalla verità da cui veniamo e verso cui andiamo», denuncia mons. Delpini. In questo contesto, «il compito del prete, del vescovo è quello di tenere acceso il fuoco, un luogo dove ci si possa radunare per scaldarci, anche se c’è vento e pioggia». Il fuoco da tenere acceso è chiaramente quello di una fede vigile e operante, sul modello di san Carlo Borromeo.
Lunedì, 10 novembre 2025






