L’arcivescovo dedica l’Avvento 2025 ad interloquire con i fedeli sull’importanza della preghiera, rispiegando lo specifico della preghiera cattolica e combattendo, con semplicità, la disperazione montante, come richiesto anche da Leone XIV all’assemblea CEI del 20 novembre
di Michele Brambilla
Con l’inizio dell’Avvento ambrosiano mons. Mario Delpini ricomincia a pubblicare sul sito della diocesi e sulle reti televisive locali i suoi Kaire, appuntamento ormai tradizionale di interlocuzione tra l’arcivescovo e il suo gregge. Il filo conduttore è la lettera che i sacerdoti stanno portando con sé durante le benedizioni natalizie: Prego con te. Consapevole del fatto che anche moltissimi che si dichiarano cattolici hanno smarrito il senso e il significato della preghiera come la intende la tradizione della Chiesa, mons. Delpini si fa egli stesso “maestro di preghiera”, dando a tutti la possibilità di riscoprire pratiche e parole da tempo dimenticate.
Nel pieno della corsa ai regali, scrive l’arcivescovo, «io voglio proporre un dono originale. Mi immagino che un papà, una mamma, un marito, una moglie, un figlio, una figlia possano sorprendere le persone che amano con un dono originale: “Ecco il mio dono: ti dedico del tempo per pregare con te”». Oggi si è persa l’usanza di pregare in famiglia, un tempo uno dei grandi motori della trasmissione della fede alle nuove generazioni, per di più cresce la percentuale delle persone sole.
La lettera si trasforma, così, in una bella raccolta di preghiere utili e molto semplici, giorno per giorno, circostanza per circostanza, calcolando persino l’eventualità di «una giornata da incubo». In tal caso, si richiede «la pazienza di ascoltare coloro che vivono con me e forse hanno avuto anche loro una giornata faticosa». A parte i brani di nuova composizione, le fonti sono le preghiere tradizionali del popolo cristiano, gli stessi Vangeli, i Salmi, ma anche la liturgia. Ci sono anche ammonizioni che devono far riflettere ogni fedele: «Se non c’è il desiderio di comunicare il Vangelo a tutti, nei singoli e nelle comunità, viene da pensare che il fuoco» dello Spirito nel cuore dei cattolici si sia affievolito. Allora ci si rivolga a Dio con le parole dell’orazione della Messa per le vocazioni agli ordini sacri: «Tu sei il padrone della messe e mandi operai alla tua vigna. Nella tua bontà non lasci mancare ai piccoli chi spezzi il pane del Vangelo da loro implorato con umile cuore e porti ai poveri e agli oppressi il dono della sospirata liberazione. Per questo noi ti lodiamo, ti preghiamo, ti benediciamo» (Messale Ambrosiano).
Ogni puntata del Kaire è aperta dal frastuono metropolitano: sono tutte le voci del caos che si accavallano pur di farci perdere il senso del soprannaturale, ma anche l’eco di tutti coloro per i quali vorremmo pregare. «E’, infatti, il tempo propizio per intuire che la benedizione di Dio rimane per sempre. Benedetto il giorno, benedetta la vita, benedetta la casa, benedetti coloro che amo, benedetti tutti», ora e sempre (Prego con te, p.35).
L’arcivescovo ricalca quanto detto da Leone XIV ai vescovi italiani riunti in assemblea ad Assisi, il 20 novembre. Il Pontefice ha ribadito che «la Chiesa in Italia può e deve continuare a promuovere un umanesimo integrale, che aiuta e sostiene i percorsi esistenziali dei singoli e della società; un senso dell’umano che esalta il valore della vita e la cura di ogni creatura, che interviene profeticamente nel dibattito pubblico per diffondere una cultura della legalità e della solidarietà» contro le derive nichiliste ed individualiste. «Continuate a stare vicini alle famiglie, ai giovani, agli anziani, a chi vive nella solitudine», che è la vera povertà del nostro tempo assieme alla disperazione.
Lunedì, 24 novembre 2025






