La chiusura del Giubileo della Speranza coincide con i giorni di lutto per la strage di Crans Montana. Anche e soprattutto in questi momenti bisogna guardare alla stella che guidò i Magi
di Michele Brambilla
Se la chiusura del Giubileo 2025 a livello diocesano è stata lo scorso 28 dicembre, il 6 gennaio Papa Leone XIV ha proceduto a chiudere anche l’ultima Porta Santa rimasta aperta, quella di S. Pietro. In mezzo alle due date l’Europa ha dovuto assistere attonita alla tragedia consumatasi in un locale notturno di Crans Montana (Svizzera), in cui hanno perso la vita più di 40 adolescenti, dei quali due sono milanesi, Achille Barosi e Chiara Costanzo, che frequentavano istituzioni come la parrocchia della basilica di S. Ambrogio e il Collegio arcivescovile S. Carlo.
La coincidenza tra i due eventi porta mons. Mario Delpini a formulare alcune riflessioni. Intervistato dai giornalisti all’Epifania, nelle sue risposte l’arcivescovo parla di una «commozione intensa e universale». Anche nell’orrore di decine di giovani arsi in pochi minuti si deve intravedere «uno spiraglio di speranza» che può venire da una preghiera di suffragio altrettanto intensa e partecipata.
A Milano, precisamente all’ospedale Niguarda, sono ricoverati altri giovani vittime dell’incendio di Crans Montana, gravemente ustionate. La medicina contemporanea, dice l’arcivescovo, può aiutare molto, ma le ferite più profonde da curare sono quelle interiori. L’omelia pronunciata da mons. Delpini in Duomo per l’Epifania offre quindi un quadro in cui ricollocare anche questo triste avvenimento storico nel messaggio di fondo che il Giubileo della Speranza ha voluto trasmetterci.
Purtroppo nella vita qualche volta «bisogna attraversare le tenebre», che possono essere, come nel caso di Crans Montana, molto fitte, esordisce l’arcivescovo in quell’omelia. I Magi, quando entrarono nel palazzo di Erode, si trovarono anche loro di fronte ad una manifestazione del male, che si abbatte sugli innocenti. Occorre riconoscere che «non si può immaginare di percorrere la terra senza essere costretti ad attraversare la casa del malvagio, del potere pervertito in oppressione, della forza strumentalizzata per diventare ingiusta scandalosa violenza». La malvagità, rintracciabile anche nella vicenda di Crans Montana, con tutte le sue negligenze omicide e il profitto messo al di sopra della sicurezza, sembra spesso un «enigma incomprensibile e sconcertante» agli occhi degli esseri umani, che non riflettono mai abbastanza sul fatto che, dal peccato originale, la tenebra «è dentro di noi», è «quella zona d’ombra, quel lato oscuro dove abitano i pensieri cattivi, le passioni inconfessabili, le cattiverie che sembrano desiderabili per sfogare risentimento, desiderio di vendetta, insensata ostilità».
«Ma i Magi raccolgono indizi» della presenza di Dio «anche nel cuore delle tenebre. La grazia è offerta a tutti coloro che vivono nelle tenebre e nell’ombra di morte: Papa Leone conclude oggi il Giubileo della speranza che non delude», che rimane anche nel deserto del dolore. Mons. Delpini ricorda che «abbiamo vissuto un anno come pellegrini di speranza, gente in cammino verso la promessa. Molti forse non se ne sono accorti e continuano a credere che siamo definitivamente condannati alle tenebre. I discepoli di Gesù hanno invece riascoltato la promessa e hanno raccolto indizi, forse una parola, forse un’emozione, forse un’esperienza di pellegrinaggio, forse una incomprensibile gioia. Hanno raccolto indizi e si rimettono in cammino» anche nel buio.
Allora «camminano come uomini e donne che sperimentano la grandissima gioia dell’incontro con il Bambino adorabile: la piccolezza e fragilità con cui si rivela il Salvatore non riescono a essere motivo di delusione. Hanno ascoltato la voce, hanno visto la stella, proprio lui è il Salvatore, proprio lui porta a compimento il desiderio che ha ispirato il cammino» perché Gesù non si tiene al di sopra degli esseri umani, ma vuole condividere in tutto la nostra sorte per aprirla al giorno senza tramonto.
Lunedì, 12 gennaio 2026






