La Giornata per il dialogo ebraico-cristiano, in questo clima di sovraeccitato antisemitismo, ci invita a rileggere i documenti del Concilio Vaticano II e a ricordarci che essi sono espressione piena del Magistero e della volontà della Chiesa
di Michele Brambilla
Tra il 2023 e il 2025 gli atti di antisemitismo registrati in Occidente sono più che triplicati sull’onda della guerra tra Israele e Hamas. Persino all’interno della Chiesa si sono visti atteggiamenti e parole che rappresentavano un forte retrocedere del dialogo con gli Ebrei, pertanto il 15 gennaio 2026, nella serata che anticipa la Giornata del dialogo ebraico-cristiano (17 gennaio), mons. Mario Delpini e il rabbino capo di Milano, Alfonso Arbib, si ritrovano nell’aula magna del Museo diocesano, nei chiostri della basilica di S. Eustorgio, per celebrare i 60 anni della dichiarazione conciliare Nostra aetate del Concilio Vaticano II (1962-65), che rappresentò una svolta dopo secoli di rapporti non sempre idilliaci tra cattolici e comunità giudaiche.
Mons. Delpini e Arbib sono introdotti da varie personalità: l’incontro è anzitutto moderato dal presidente di turno del Consiglio delle Chiese di Milano, l’armeno padre Traian Valdman, ma intervengono anche il vicario per l’ecumenismo, mons. Luca Bressan, e don Lorenzo Maggioni, professore all’Università Cattolica e all’Istituto di Scienze religione “San Paolo VI” (che coincide con la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale). Don Maggioni mostra la continuità del Magistero pontificio postconciliare sulla questione. Parlando nello specifico della Nostra aetate, i suoi punti cardine sono «l’alleanza mai revocata di Dio con il popolo ebraico, la negazione della dottrina della sostituzione e di ogni ideologia antisemita e razzista».
La Chiesa non intende retrocedere su queste conquiste, ma la ripresa dell’antisemitismo, a vari livelli, è sotto gli occhi di tutti. E’ quindi doveroso ripetere ancora una volta che la Chiesa nasce dall’Ebraismo, pur distanziandosene. «Da un ramo si crea un altro albero, che non è lo stesso, anche se hanno la stessa radice», sottolinea il rabbino Arbib. In troppi, in questi due anni, hanno tentato di nascondere o mettere in dubbio «che la radice, però, è unica».
Di fronte al “marcionismo di ritorno” (Marcione fu un eretico dei primi secoli che tentò di eliminare l’Antico Testamento, cioè la storia di Israele, dalla Bibbia) l’arcivescovo nel suo discorso ribadisce con forza che «noi non siamo autorizzati a costruire un’immagine di Dio secondo qualche nostra fantasia. Il Dio che si rivela ad Abramo si rivela come invito alla conversione» alla sua vera immagine, a ciò che Egli è nella realtà dei fatti e ai legami che ha instaurato con gli uomini nella storia. «Mi pare che ciò valga per ogni esperienza di Dio: si tratta di cambiare il modo di vivere, di pensare, contrastando l’odio verso gli altri, l’antisemitismo, l’indifferenza, la presunzione di avere sempre ragione» in modo ideologico, cioè con l’intolleranza di chi annulla l’altro, se non rientra nel suo schema. «Non a caso, papa Leone XIV, celebrando l’anniversario di Nostra aetate, dice che il dialogo non è una tattica o uno strumento, ma è il riconoscere che siamo tutti dentro la benedizione di Abramo», capostipite di un popolo ben preciso.
Mons. Delpini per primo non nasconde le tensioni di questi anni, ma il fatto di ritrovarsi ogni 17 gennaio per la Giornata del dialogo ebraico-cristiano e, poi, per la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è «un appello a custodire la speranza basata sulla promessa di Dio che non delude». Il cammino è ancora lungo. Come detto da mons. Luca Bressan in una recente intervista, «tutto questo chiede di interrogarci profondamente sulla nostra identità non per indebolirla, ma per sostenerla, anzi svilupparla in linea con il Concilio Vaticano II», confermando che «in realtà Dio non ha mai rinnegato la promessa e l’alleanza stretta con il suo popolo, tanto che noi riconosciamo negli ebrei i nostri fratelli maggiori, come li definì Giovanni Paolo II» visitando la sinagoga di Roma nel 1986.
Lunedì, 19 gennaio 2026






