E’ tempo di mostrare di nuovo una presenza pubblica dei cattolici, coerente con la dottrina sociale della Chiesa
di Michele Brambilla
Si è parlato molto della recente riscoperta, da parte della CISL, delle indicazioni della dottrina sociale della Chiesa nella loro portata integrale. Proprio dalla dottrina sociale e dalle domande della contemporaneità che essa può risolvere prende le mosse un incontro, tenutosi nella Curia di Milano il 16 febbraio, tra l’arcivescovo e i delegati locali della CISL.
Mons. Mario Delpini per primo ritiene, nel suo discorso, che i cattolici si presentino davanti alle sfide del nostro tempo in maniera frammentaria ed indecisa. «Chiediamoci cosa abbiamo da dire sui valori del lavoro che ispirano la nostra cultura di origine. Credo che accogliendo le situazioni concrete e il desiderio di compiere passi che migliorano il contesto in cui tutti operiamo, possiamo superare le divisioni», osserva l’arcivescovo. «Questo, però, presuppone un’intelligenza, un ragionamento, senza lasciarsi guidare solo dall’emotività», come accade troppe volte nel nostro mondo e persino in troppi ambienti cattolici, che reagiscono d’impulso e non rispondono secondo la dottrina sociale della Chiesa. Mons. Delpini ripete che, «se si vuole essere milanesi, si deve contribuire a costruire la città del futuro, la Chiesa di domani. Così si fa con il mondo della scuola e così bisogna fare anche nel lavoro. I sindacati non devono incidere sull’indifferenziato delle situazioni, ma in questa logica», entrando nelle questioni con concretezza e competenza.
«Ribadisco che la Chiesa siamo tutti, siete voi» e tutti coloro che hanno ricevuto il battesimo, ma questa grande massa sembra oggi inerte, passiva. Non bisogna farsi dettare tempi e tematiche da coloro che hanno una mentalità o una logica estranea alla nostra. L’arcivescovo fa l’esempio della “turbo-finanza”, che ha commercializzato anche il tempo libero, costringendo migliaia di lavoratori, per esempio, a non rispettare il precetto festivo: se i cattolici che possono farsi sentire, come quelli che innervano il sindacato, si limitano al moralismo e non contribuiscono a riforme strutturali, è inutile lamentarsi. «Se non raggiungiamo i luoghi in cui si decidono le sorti del mondo è chiaro che perdiamo il volto dell’umano. Un primo passo concreto, in tale senso, è creare rapporti intergenerazionali, Per dire qualcosa ai giovani, gli adulti dovrebbero dimostrare di essere contenti di esserlo»: è un appello a ritornare in politica da cattolici integrali e a curare anche il prepolitico della formazione.
La sera del 19 febbraio mons. Delpini celebra l’ormai usuale Messa di suffragio per mons. Luigi Giussani (1922-2005), il fondatore di Comunione e Liberazione, movimento che, come noto, ha espresso in questi decenni anche molte associazioni, cooperative ed esponenti politici. L’arcivescovo ripete nell’omelia che occorrono uomini e donne di Dio che «si affacciano sull’orlo dell’abisso», ovvero che comprendano la miseria del mondo senza Dio e si mettano coraggiosamente a soccorrerlo. I laicisti godono dei contrasti tra cattolici. «Nella meschinità gli stolti si compiacciono di vedere quanto male si fanno coloro che si volevano bene: forse trovano un motivo per giustificare sé stessi», rimprovera mons. Delpini. Ma, riconciliandosi e riconoscendo i rispettivi carismi, «uomini e donne di Dio si mettono di mezzo e dicono agli uni e agli altri: come sono grandi l’amore e la grazia che vi unisce! Come sono piccoli i capricci e i puntigli che vi dividono! Praticate, dunque, la via del perdono, lasciatevi riconciliare con Dio».
Don Giussani è stato un vero uomo di Dio proprio in questo senso: creatore e ricostruttore di comunione anche e soprattutto nei confronti delle guardinghe autorità curiali milanesi, ricorda mons. Delpini annunciando il compimento del processo diocesano di beatificazione, che troverà il suo culmine celebrativo nella Messa fissata il 14 maggio (Ascensione) nella basilica di S. Ambrogio.
Lunedì, 23 febbraio 2026






