Le recenti defezioni scuotono un modello di sacerdozio che è diventato, molto spesso, estremamente gravoso, come ammette lo stesso arcivescovo, che chiede a clero e popolo una comunione più sostanziale con il Signore
di Michele Brambilla
L’inizio della Quaresima è contrassegnato dall’ormai tradizionale incontro tra l’arcivescovo di Milano e il suo clero, nella celebrazione penitenziale che avviene in Duomo la mattina del 24 febbraio. Mons. Mario Delpini ha voluto, però, in questo momento molto delicato per l’arcidiocesi, incontrare anche il suo popolo. Il 18 febbraio ha voluto, infatti, presiedere di persona la Messa del Mercoledì delle Ceneri nella chiesa prepositurale di Trezzo sull’Adda.
Il 24 febbraio nelle navate del Duomo si stipano oltre 800 presbiteri, ma il pensiero corre subito a chi poteva essere presente e, di recente, ha clamorosamente defezionato, talvolta dando pure rilievo mediatico al proprio abbandono. Mons. Delpini nell’omelia del 24 febbraio evidenzia che «le ragioni addotte da chi ha chiesto di lasciare il ministero o di sospenderne l’esercizio» toccano punti nodali del modo di essere prete nei nostri territori. Forse «carichiamo sulle spalle dei preti pesi insopportabili», dato che nelle singole comunità viene fatta comunque ricadere su di loro l’organizzazione e la gestione di qualsiasi evento, anche quando molto lontano dal munus sacerdotale.
«Sono osservazioni che hanno a che fare, quindi, con il governo della Diocesi di cui io ho la responsabilità, sono rilievi che mi danno molto da pensare e non sono molto incoraggianti per aiutare i giovani che vogliono fare il prete. Cerco di fare quello che posso e sono molto grato a tutti i vicari, i confratelli, i collaboratori che con me sono feriti: insieme cerchiamo le condizioni perché possiamo essere dei preti che portano nella propria vita lo stile di Gesù, riuscendo a fare questo perché sono condotti e incoraggiati dalla presenza di Gesù», che rischia di rimanere “sullo sfondo” persino nella vita sacerdotale. «Domandiamoci se il nostro modo di parlare, se le parole che diciamo in privato o nei Consigli, almeno intenzionalmente vogliono rendere migliore chi ci ascolta», chiede francamente mons. Delpini ai confratelli nel sacerdozio ministeriale.
Allora «Vi supplichiamo in nome di Cristo, lasciatevi riconciliare con Dio», come l’arcivescovo ha ripetuto, citando la liturgia del giorno (2Cor 5,20-6,2), nell’omelia di Trezzo sull’Adda. «Forse il Padre tuo, che vede nel segreto, vede le ferite che ti fanno soffrire. Vede la delusione e la frustrazione perché quelli che tu hai amato, quelli da cui ti aspettavi amore si rivelano indifferenti, ingrati, lontani. Vede le offese e le ingiustizie che hai subito ieri o l’altro ieri, o anche in anni lontani, in casa o sul lavoro, tra parenti, tra vicini di casa», ha ancora esemplificato mons. Delpini in quell’omelia ad utilità dei fedeli laici. Il dolore rinchiude in se stessi, ma il Signore rimane con noi e ci invita a rivolgerci ancora una volta con fiducia ai nostri fratelli. Pertanto,«radunate il popolo: celebriamo il rito solenne dell’imposizione delle ceneri come comunità convocata. Nessuno si può imporre le ceneri da solo. Lo sguardo di Dio che vede nel segreto ti vede e ti dice: vieni, partecipa alla vita della tua comunità. Offri i tuoi doni, ricevi i doni che gli altri ti offrono. Ama, servi, costruisci, prenditi cura della tua comunità». La risposta ai tradimenti non è il rancore, ma un impegno accresciuto a rendere migliore il mondo.
La scelta di celebrare il Mercoledì delle Ceneri in una delle località più importanti dell’arcidiocesi in cui è in vigore il rito romano dice anche l’attenzione di mons. Delpini per ogni componente del suo gregge, nel pieno rispetto della diversità delle sue tradizioni. E’ una delle tante caratteristiche dell’attuale arcivescovo, assieme all’indubbia umiltà e alla franchezza, che devono aver determinato la scelta di Leone XIV di prorogarne il ministero milanese, come è stato annunciato dallo stesso mons. Delpini al termine della celebrazione penitenziale in Duomo.
Lunedì, 2 marzo 2026






