Mons. Delpini rispiega gli elementi essenziali del documento più discusso di Papa Francesco
di Michele Brambilla
L’11 marzo mons. Mario Delpini, assieme ad alcuni altri relatori, celebra con un convegno i 10 anni trascorsi dalla pubblicazione, da parte di Papa Francesco (2013-25), dell’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia (2016).
Nel suo discorso mons. Delpini fa una premessa molto significativa, perché va a cogliere le aspettative di fin troppi commentatori: «La prima osservazione che vorrei fare è che Amoris laetitia è stata recepita con un’enfasi posizionata in modo eccessivo sul capitolo VIII, cioè sull’attenzione alla situazione delle coppie risposate o separate. Questo è stato l’argomento di cui si è parlato di più, anche sui media, e sul quale si è investito con una maggiore capacità di innovazione di formazione degli accompagnatori di tali cammini», che è il vero frutto, nascosto dalle polemiche intra-ecclesiali, di quelle pagine specifiche. «È certamente importante che si sia scelto di scendere nella vita concreta delle persone, però io dico che questa eco sproporzionata ha fatto sì che altre parti – per esempio sulla genitorialità o sui gruppi di spiritualità – abbiano avuto un rilievo molto minore», quando sono, invece, persino più importanti. A differenza di quanto paventato in certi circoli tradizionalisti, la risposta dei divorziati risposati non è stata numericamente significativa, segno che arrivano ai percorsi di accompagnamento solo coloro che davvero hanno compreso l’importanza di vivere un cammino di fede in una situazione che per la Chiesa rimane irregolare.
Parlano poi i responsabili del Servizio di pastorale familiare. Don Gianluigi Frova sottolinea che «celebrare i 10 anni di un documento pontificio può essere solo una memoria o invece richiamare la sua linfa vitale. Io credo che l’Esortazione faccia parte di quei pronunciamenti che irrorano la vita della Chiesa», avendo dato tante indicazioni utili per aprire percorsi di avvicinamento a situazioni difficili. «Mi sembra che una ricaduta interessante di Amoris laetitia, nella nostra Diocesi e nella Chiesa italiana, sia stata l’interpretazione della preparazione del matrimonio come percorso catecumenale, cioè come quel cammino che aiuta a entrare in un modo nuovo nella fede e nell’appartenenza ecclesiale», dato che oggi «la stragrande maggioranza di coloro che chiedono il matrimonio cristiano sono persone conviventi; quindi, nei corsi di preparazione non c’è necessità di spiegare come vivere insieme, ma semmai occorrerebbe chiedersi perché a un certo punto chiedano di sposarsi in chiesa: questa mi sembra un’occasione pastorale molto interessante, perché riguarda più la maturazione della fede che la preparazione alla convivenza».
Riprendendo la parola, l’arcivescovo evidenzia che «di fronte alla crisi dell’istituto matrimoniale, sia a livello civile si naturalmente sacramentale, si ha a volte l’impressione che i nostri documenti – e anche i nostri discorsi – siano riservati a un gruppo di persone buone, ma in sostanza privilegiate. Mentre la normalità dei rapporti tra uomini e donne e anche nel mettere al mondo i figli, cammini in un modo estraneo ai nostri valori»: la convivenza si sceglie a priori e al di fuori di qualsiasi valutazione morale. «Dunque, io penso che la prospettiva futura sia quella di testimoniare la bellezza dell’amore consacrato davanti a Dio nel matrimonio con tutto quello che comporta nell’amore, nella genitorialità e nell’educazione dei figli», in modo del tutto propositivo, puntando sull’essenziale. Come esempio si porta la testimonianza feconda dei gruppi Acor, dediti alla pastorale delle famiglie ferite fin dai tempi del card. Dionigi Tettamanzi.
Il delegato CEI, padre Marco Vianelli, ripete le stesse cose con un linguaggio più fumoso, ma ridiventa comprensibile quando sottolinea che «nell’esperienza familiare si intrecciano scuola, lavoro, malattia, anzianità e giovani». La preziosità di Amoris laetitia sta nell’aver creato un vocabolario di base per interloquire di nuovo con mondi da tempo in rotta con la Chiesa.
Lunedì, 16 marzo 2026






