L’arcivescovo dialoga con i consigli diocesani e con i consigli presbiterali delle diocesi suffraganee per individuare i punti qualificanti della pastorale del nostro secolo
di Michele Brambilla
Nella festività di S. Giuseppe (19 marzo) si riuniscono a Caravaggio, sotto la direzione di mons. Mario Delpini, i consigli presbiterali delle diocesi lombarde. E’ un segno di unità sotto il metropolita, l’arcivescovo di Milano, e un modo per affrontare assieme problemi comuni. Il coordinamento tra le diocesi della regione lombarda non è una novità: i primi accenni furono compiuti a metà Ottocento. Meno frequente è, invece, il dialogo tra sacerdoti di diocesi confinanti, pur abitando territori che, specialmente in pianura, non sembrano quasi avere soluzione di continuità.
Ai preti lombardi mons. Delpini ricorda nel suo discorso che la “sinodalità” tanto in voga oggi non nasce dal nulla, ma è frutto della riforma degli organi consultivi (il Sinodo dei vescovi) avviata dal Concilio Vaticano II (1962-65), dopo il quale furono istituiti in ogni diocesi i consigli presbiterale e pastorale. Lo scopo era, dice l’arcivescovo, rinnovare la situazione della Pentecoste, quando «discepoli mediocri» divennero «apostoli zelanti e santi» sotto la guida dello Spirito Santo.
Ci si coordina, insomma, per rendere più efficiente la missione ecclesiale, che è la stessa in ogni tempo e in ogni luogo. Il comando divino non può essere messo in discussione dagli uomini, così come l’ordinamento gerarchico della Chiesa, infatti anche in questa occasione l’input sinodale «non è esito di un processo democratico» e neppure un’imposizione autoritaria, «ma esito di un Concilio. Un metodo sinodale», ricalcato su quello degli Apostoli, quindi gerarchicamente ordinato.
Proprio per questo «l’appartenenza al presbiterio non può essere solo un dato “dogmatico”, sacramentale. Richiede di essere una evidenza nelle relazioni, nella frequentazione, nella condivisione delle responsabilità»: il sacerdozio ministeriale non è dato (solo) per la salvezza del singolo, ma per creare e servire la comunione di tutti. «Il metodo e la spiritualità di questo “mettere a disposizione”» se stessi «si può chiamare sinodalità».
Un esperimento era già stato condotto a febbraio per quanto riguarda l’arcidiocesi di Milano. Mons. Delpini aveva radunato a Rho i consigli presbiterale e pastorale, il collegio dei decani e l’Equipe sinodale, cioè quei gruppi di consacrati e laici che, ai tempi del Sinodo sulla sinodalità in Vaticano, erano stati mandati nei decanati a valutare il modo con cui ciascuno di essi viveva una pastorale di comunione. L’assemblea aveva quindi iniziato a stendere le prime bozze della lettera pastorale per l’anno 2026/27.
«Si attende che qualche Dio si impietosisca di quest’umanità insopportabile, di questi uomini e popoli impazziti, di queste vicende tragiche e vergognose. Si attende una qualche profezia che apra spiragli di speranza. Si attende una profezia che in nome di Dio proclami che è possibile convivere, vivere insieme in pace, vivere la grazia d’essere uomini come vocazione alla fraternità», ha rimarcato mons. Delpini il 14 marzo nell’omelia per il movimento dei Focolari nella basilica di S. Ambrogio. Si può essere presi dalla frenesia o dalla disperazione. Non fu così per san Luigi Gonzaga (1568-91), di cui ricorrono i 300 anni dalla canonizzazione: nell’omelia della Messa solenne, celebrata a Castiglione delle Stiviere (diocesi di Brescia) il 9 marzo, il nostro arcivescovo ha posto al centro una citazione paolina: «Corro verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù» (Fil 3,14). «Io corro, fratello, sorella, perché amo la vita, mi appassiona la vita, e voglio vivere. Mi sono detto: basta con le cose morte, basta con il marchesato e le ricchezze, il nome nobile e gli abiti fastosi, la gloria mondana precaria e ridicola. Corro perché voglio vivere, vivere in pienezza»: sono desideri che appartengono anche ai giovani di oggi, come ha dimostrato ancora una volta, il 7 marzo, l’avvio del processo di beatificazione diMarco Gallo (1994-2011) presso la Curia di Milano.
Lunedì, 23 marzo 2026






