Farsi “romei” per riportare, con virilità, giustizia e pace
di Michele Brambilla
Come ogni anno, nei primi giorni dell’Ottava di Pasqua si riversano a Roma migliaia di tredicenni e quattordicenni ambrosiani per il tradizionale pellegrinaggio della professione di fede sulla tomba degli Apostoli. Sempre come consuetudine, mons. Mario Delpini scende anche lui a Roma per celebrare la Messa del pellegrinaggio nella basilica di S. Pietro. Da quando è stato ristrutturato il cammino successivo alla Cresima, partecipano anche molti ragazzini di prima e seconda media.
A quell’età si è ancora un po’ bambini, ma nella sua omelia, pronunciata in S. Pietro il 7 aprile, mons. Mario Delpini rimprovera un po’ quegli adulti che sottovalutano i ragazzi, che per lui sono gli interlocutori giusti per trasmettere un messaggio di speranza. Troppi ragazzi si scoraggiano, ritenendo di «essere nati in un mondo sbagliato, invaso da notizie disastrose, dove succedono cose che spaventano». Come dare loro torto, dato che «ci sono guerre dappertutto» e molti di coloro che detengono il potere politico «si vantano di distruggere la terra: rovinano, sporcano, avvelenano, inquinano l’aria, l’acqua, la terra. I ricchi derubano i poveri. Finiremo per essere tutti poveri», se la dignità umana è tornata, dopo molti decenni dalla Seconda guerra mondiale, ad essere orgogliosamente calpestata.
Duemila anni fa non era meglio, eppure Gesù è venuto, è salito in croce per quest’uomo spesso infedele, è risorto, ha persino dato ai discepoli, esseri umani fragili come noi, la facoltà di ripetere i suoi gesti. «Pietro ha guarito uno storpio fin dalla nascita e, nel nome di Gesù, ha cominciato una storia nuova, la storia che aggiusta il mondo. Quindi, ragazzi, è il momento per decidere: continueranno i ragazzi e le ragazze che ho incontrato a essere abitanti del paese sbagliato, oppure saranno affascinati dalla possibilità di cominciare una storia nuova che aggiusta il mondo», ovvero lo ricostruisce a misura d’uomo e secondo il piano di Dio? Se il mondo continua ad essere pieno di dolore e morte, è ora che si facciano coraggiosamente avanti coloro che vogliono «fare le cose giuste. Gesù chiama a portare un annuncio di salvezza», quello di un Dio che non abbandona l’uomo al suo peccato, ma estingue l’odio alla radice dando la sua vita per amore.
Le tre indicazioni per fare migliore il mondo iniziano con il verbo «prega, cioè incontra Gesù e accetta la sua proposta di essere tuo amico», perché da questa amicizia sorgerà molto bene per tutti coloro che vivono accanto a noi. In un mondo perennemente arrabbiato e spesso rattristato «sorridi, cioè diffondi la gioia in casa tua e dappertutto», perché neanche le persone che ci sono vicine sono “sbagliate” ed attendono una testimonianza gioiosa. Quindi «aiuta, cioè impegna il tuo tempo, impegna i tuoi talenti, metti a frutto la tua voglia di amicizia e la tua capacità di aprire la porta a nuovi incontri: il mondo è sbagliato, ma aspetta chi lo corregga».
Anche il Papa, ricevendo i ragazzi di Milano all’interno della grande platea dell’udienza generale dell’8 aprile e rivolgendosi specificamente a tutti i giovani presenti, li esorta a «testimoniare con l’entusiasmo e la generosità proprie della vostra giovane età la fedeltà al Vangelo seguendo sempre Cristo, Via, Verità e Vita». L’udienza stessa, da inserire nel ciclo dedicato all’analisi della costituzione conciliare Lumen gentium, che è la costituzione ecclesiologica del Concilio Vaticano II (1962-65), ha trattato la chiamata universale alla santità, che si può raggiungere a qualunque età, come ha dimostrato san Carlo Acutis. In proposito, si avvicina la data del rinnovo annuale dell’offerta dell’olio benedetto che alimenta la lampada degli oratori milanesi, posta davanti alla tomba del “Santo millennial” ad Assisi.
Lunedì, 13 aprile 2026






