Negli interventi dell’arcivescovo e del vicario generale si formula un forte richiamo al principio di realtà, per adeguare il pensiero alla “res” in un mondo sempre più conflittuale
di Michele Brambilla
Le parole scomposte del presidente americano Donald Trump nei confronti di Papa Leone XIV raggiungono, ovviamente, anche le orecchie dell’arcidiocesi di Milano. Mons. Mario Delpini, colto di sorpresa dai giornalisti, si lascia scappare una frasetta un po’ troppo tranchant nei confronti degli elettori statunitensi («mi dispiace per il popolo americano, che deve vergognarsi del suo presidente») a margine della presentazione del Piano Strategico 2026-2028 dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il 14 aprile, correndo il rischio di gettare il bambino del conservatorismo assieme all’acqua veramente sporca delle dichiarazioni di Trump, come paventato dal nostro Reggente nazionale nella lettera agli amici del 17 aprile. L’intervista al vicario generale, mons. Franco Agnesi, sul sito diocesano, a nome dello stesso arcivescovo, offre allora una risposta più puntuale ed articolata.
Mons. Agnesi dice che «vorrei anzitutto ringraziare papa Leone XIV per le sue prese di posizione a favore della pace, ribadite, fin dalla sera della sua elezione al Soglio. I suoi richiami alle guerre che – come in Ucraina o più recentemente, in Libano – sono sulle prime pagine dei giornali, ma anche ai conflitti dimenticati, non possono che muovere le nostre coscienze e spingerci a ringraziare per il suo costante operato». Già la citazione dell’Ucraina richiama una dimensione “atlantica” che non collima con la malizia di molti in questo momento. Si aggiunga che «chiedere la pace, da parte del Pontefice, non indica, evidentemente, un messaggio politico, ma di umanità e di fede scritto nel Vangelo. Il Papa lo ha sottolineato chiaramente e potremmo anche ricordare che ha preso la parola, rispondendo ai giornalisti, sull’aereo che lo stava portando in un Paese martoriato dalla guerra civile e segnato dal sangue dei martiri, come l’Algeria», dove i martirizzatori, ricordiamocelo bene, erano islamisti, altro particolare molto poco politicamente corretto.
Il ricordo della Pacem in terris, promulgata da san Giovanni XXIII l’11 aprile 1963, conduce il vicario generale a ribadire che «mi pare ancora più urgente e importante il riferimento del Papa alla pace mondiale fondata sulla verità, la giustizia, la carità e libertà, ponendo la dignità umana al centro, come si legge, appunto, nell’Enciclica». In questo modo riporta il discorso al principio di realtà, basilare nella dottrina sociale della Chiesa. La Chiesa difende la pace sulla base di principi chiaramente delineati, che vanno sempre a favore della persona umana.
Nella presentazione del Piano Strategico dell’Università Cattolica i relatori fanno ugualmente riferimento alla «centralità della persona, la responsabilità, la promozione del bene comune, la qualità della proposta formativa, la solidarietà declinata soprattutto in termini di inclusione, il servizio svolto dall’Università nella sua funzione sociale». Ancora più incisive le parole di mons. Delpini, che ricorda come «è proprio della tradizione cristiana e dell’identità cattolica far germogliare, nel presente, la responsabilità di guardare alla realtà con realismo, di reagire al fatalismo, di propiziare una coralità di contributi, di convocare molti per una impresa comune, di stimare la scienza e la ricerca senza farne idoli indiscutibili; di riconoscere la presenza, molto accentuata oggi, di tendenze individualistiche» accentuate dalla presunzione della finanza «di essere dominatrice inappellabile» dell’orizzonte etico ed economico.
Realtà e verità implicano anche la capacità di lottare per esse: certo, «non sono nel nostro stile i linguaggi polemici e guerreschi, si deve però onestamente riconoscere che ci sono fattori ostili e che la rassegnazione non è un atteggiamento che ci è permesso» come cattolici che si prefiggono la ricostruzione di un mondo a misura d’uomo e secondo il piano di Dio.
Lunedì, 20 aprile 2026






