L’arcivescovo dedica il mese di maggio alla preghiera per le vocazioni, coinvolgendo i giovani e continuando a valorizzare i semi di bene che già ora crescono nel panorama diocesano
di Michele Brambilla
Mons. Mario Delpini pone le vocazioni al centro delle tante preghiere che si innalzano nel mese di maggio in onore della Madonna, chiedendo che questo tipo di intercessione diventi centrale in ogni parrocchia e in ogni gruppo ecclesiale, specialmente giovanile.
Come scrive l’arcivescovo nella lettera di presentazione di un pellegrinaggio che lo vedrà visitare diversi santuari mariani diocesani, «la lampada offre la sua fiamma perché contiene la cera, perché nella cera è immerso lo stoppino». A ben vedere, «così è la vita di ciascuno. In tutti ci sono risorse, “talenti” come dice» il Vangelo, «ma se lo Spirito non fa ardere il cuore con la vocazione all’amore, anche la vita può restare una solitudine imbarazzante. Pregare per le vocazioni è quindi pregare perché nessuno sia una lampada spenta. Il fuoco dello Spirito accende la vita e consente di fare luce, diffondere gioia, avere una missione per cui vale la pena di mettere a disposizione i propri talenti per consumarsi amando».
La sera del 4 maggio mons. Delpini raduna moltissimi giovani universitari nella chiesa parrocchiale di S. Maria della Grazie sul Naviglio Grande, a Milano. Si parla anche di pace, ma l’omelia dell’arcivescovo pone al centro il fatto che ogni giovane deve sentirsi chiamato in prima persona a rendere il mondo migliore. «Dipenderà da voi se almeno quel pezzetto di mondo che abitate sarà un giardino di pace, oppure un luogo di prepotenza e di ambizione. Io credo che ci siano universitari che devono darsi una mossa, perché non sono più bambini che devono prendere bei voti, ma uomini e donne che riconoscono il cammino da compiere per fare della propria vita una vocazione a servire la pace», incalza mons. Delpini. Bisogna anzitutto ricordarsi che abbiamo sempre accanto a noi il Signore risorto. Non a caso l’arcivescovo fa distribuire un’immaginetta, tratta dall’Evangeliario Ambrosiano, in cui Gesù è ritratto in abiti moderni: il Signore non è confinato nella sua epoca storica, abita anche questo difficile secolo. Non pretende da noi fughe indietro o in avanti, vuole solo che siamo noi stessi, lì dove ci è stato donato di esistere.
Il bene che si fa ai giovani e dai giovani nelle nostre parrocchie, nei nostri oratori e nelle nostre associazioni, comprese quelle sportive, è già tanto. Lo testimonia l’inaugurazione, giusto il 5 maggio, della nuova sede operativa del CSI a Monza, a cui si desidera far seguire la costruzione di un impianto sportivo specificamente dedicato alle squadre del circuito oratoriano. Mons. Delpini, nel suo discorso, dice che «sono contento di essere qui a inaugurare questi uffici perché spesso sono chiamato a festeggiare il ricordo del passato, questo invece rappresenta un momento che celebra il futuro. Stiamo dando vita a un luogo dove si progetta il futuro», perché chiunque incontra i giovani e, secondo la specificità della sua vocazione, annuncia loro Cristo contribuisce a costruire una civiltà maggiormente ispirata ai valori evangelici.
Accadde mirabilmente 50 anni fa in Friuli Venezia Giulia, quando in seguito al grave terremoto la popolazione non si perse d’animo e ricevette una solidarietà fattiva da tutta Italia. Tanti preti e laici dell’arcidiocesi ambrosiana divennero laggiù fondatori di opere ancora oggi fondamentali per il tessuto sociale. Nell’omelia della Messa commemorativa, celebrata nella chiesa milanese di S. Fedele su richiesta dei tanti friulani residenti a Milano, mons. Delpini evidenzia che «ci sono ancora i visionari tra noi. Portiamo in questa Eucaristia lo strazio per i morti e l’ammirazione per la ricostruzione e ci sentiamo incaricati di essere ogni giorno costruttori di un mondo più bello», come si poteva toccare con mano nei luoghi della tragedia del 1976. Il filo conduttore rimane, quindi, la vocazione missionaria di ciascun battezzato.
Lunedì, 11 maggio 2026






