Il presidente della Repubblica si reca a Seveso 50 anni dopo il disastro dell’ICMESA, che servì ai Radicali per sospingere il varo della legge 194. Su questa seconda parte della vicenda è calato un pesante silenzio istituzionale. Ma i cattolici e l’arcivescovo non dimenticano
di Michele Brambilla
Il 10 luglio 1976 la fuoriuscita di diossina dalla fabbrica ICMESA, sita tra Seveso e Cesano Maderno, provocò una nube tossica che creò molto allarme ed ebbe conseguenze nefaste sul territorio circostante, ma l’effetto più duraturo fu l’innesco di un vortice propagandistico che portò, nel maggio 1978, al varo della legge 194, che legalizzò l’aborto in Italia.
Il legame tra Seveso e la legge abortista è uno “scheletro nell’armadio” sul quale molte commemorazioni ufficiali, compresa quella alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, hanno sorvolato con imbarazzato pudore. I discorsi istituzionali si sono, infatti, soffermati unicamente sui danni ambientali, aggiungendo parole molto generiche sulla capacità della popolazione di reagire al disastro. I particolari, anche quelli più scomodi, sono invece narrati in una mostra allestita nel chiostro del Seminario di Seveso, che anche Mattarella ha potuto visitare.
Nell’estate 1976 decine di militanti radicali calarono su Seveso per spingere le donne del paese che erano incinte ad abortire, pena la nascita di un “mostro”. La gente di Seveso, allora ancora molto impregnata del fattivo cattolicesimo brianzolo, reagì stringendosi attorno al card. Giovanni Colombo (1963-79), che si oppose ad ogni sfruttamento propagandistico della tragedia e si propose, persino, di adottare come arcidiocesi i bambini che sarebbero eventualmente nati disabili. I cattolici furono coordinati, sottolinea Giancarlo Cesana, dai giovani di Comunione e Liberazione, che collaborando con il decanato locale e il Seminario riuscirono ad organizzare non solo la carità materiale nel momento del bisogno, ma anche un’efficace contro-stampa, in cui emergevano i veri sentimenti della popolazione. Solo poche madri cedettero, così, alle pressioni delle femministe, ma le autopsie dei bambini abortiti evidenziarono che quegli innocenti erano clamorosamente tutti sani.
A fronte di una memoria “mutilata” dal punto di vista civile, la memoria ecclesiale è tutt’altro che reticente. Mons. Mario Delpini, presente alle celebrazioni ufficiali in quanto arcivescovo di Milano e, all’epoca dei fatti, giovanissimo (aveva appena un anno di ordinazione sacerdotale) professore di Lettere nel Seminario Minore, mette nero su bianco i suoi ricordi in un articolo. Quel 10 luglio era ad Innsbruck ad imparare il tedesco e «qualche giorno prima del ritorno ho dato un’occhiata ai giornali locali e mi sono spaventato. C’erano pagine e pagine sul disastro di Seveso. Per quanto di tedesco capissi poco, il giornale descriveva la situazione in modo così allarmante da motivare i nostri interrogativi inquietanti: “Sarà possibile rientrare in Seminario? Potremo recuperare le nostre cose? Dove andremo a vivere?”». Gli animali della fattoria del Seminario, con cui l’istituto auto-produceva il necessario per la sua (allora) vasta comunità, furono tutti abbattuti inseguendo l’isteria creata dai media. La stampa, in quell’occasione, ha offerto davvero un «cattivo servizio», propalando «una cronaca ingigantita degli eventi e una descrizione catastrofica delle prospettive», soprattutto quando ripeteva, «senza alcun fondamento scientifico, ma con un tremendo impatto emotivo, che sarebbero nati bambini deformi e con gravi disabilità». In quelle circostanze «la comunità locale, cioè l’amministrazione comunale, la comunità cristiana, le associazioni attive sul territorio, hanno espresso una creatività e generosità ammirevoli» nel contrastare il male con il bene.
Particolare non da poco, dalla vicenda di Seveso si può ricavare anche una lezione molto attuale sull’unità del mondo cattolico, perché si tastarono con mano le potenzialità di una collaborazione non occasionale tra gerarchia, parrocchie e movimenti ecclesiali in vista della nuova evangelizzazione.
Lunedì, 13 luglio 2026






