La disperazione e il vuoto valoriale dei carcerati, specialmente se minorenni, cominciano fuori dalle sbarre. Il vero strumento per prevenire la delinquenza è ridare ai giovani un senso per cui vivere
di Michele Brambilla
Il 13 luglio mons. Mario Delpini visita, accompagnato da politici e sindacalisti, il carcere minorile “Cesare Beccaria” di Milano. Caritas Ambrosiana e la Casa della Carità, per parte loro, ospitano la presentazione del Rapporto Antigone sulla situazione delle carceri italiane.
Coloro che si occupano delle carceri dal punto di vista laico si concentrano sul sovraffollamento e sulla ricalibrazione delle pene. Anche la Caritas si accoda ad un approccio che ha, spesso, un intento politico, ovvero polemizzare con i vari “decreti sicurezza”, che si disinteresserebbero delle conseguenze per il reo. «È la prima volta che interveniamo insieme alla Casa della Carità e lo faremo ancora perché è finito il tempo di stare zitti», dice infatti la Caritas con tono militante. «Oggi il nostro ruolo è quello che, in termini più laici, si definisce di advocacy. Per noi significa dare voce a chi non ha voce. Quindi il nostro ruolo è rendere visibile ciò che scuote le nostre coscienze perché ingiusto. Ci rivolgiamo senz’altro alla comunità cristiana, ma anche a quella civile», si declama lodando l’arcivescovo perché «la Chiesa non tace. Ci sembra che l’Arcivescovo sia particolarmente sensibile al grido di sofferenza che viene da questi luoghi perché ha capito bene la situazione» di profondo disagio all’interno delle carceri. L’intervistata, però, giunge a darne un’interpretazione estremistica che va oltre le reali intenzioni del pensiero arcivescovile, che non collima minimamente con quello di coloro che abolirebbero le prigioni stesse in nome di una presunta assenza della parola “carceri” nella Costituzione e di una visione dell’uomo quasi da “buon selvaggio” illuministico.
Mons. Delpini, quando gli si dà infatti la parola, il 13 luglio, sulla soglia del “Beccaria”, denuncia sì le condizioni di alcuni ambienti del carcere, ma non nasconde che molti danni derivano da «azioni aggressive dei detenuti». La situazione è difficile, ma i soggetti detenuti sono realmente pericolosi perché hanno fatto un cattivo uso della loro libertà. Non solo: è un errore grave voler denigrare in toto il sistema carcerario, le cui condizioni non sono identiche in ogni angolo della Penisola. Non lo sono neppure nella stessa Milano. «Qui, senza dubbio, al contrario delle carceri per adulti, pur essendovi un sovraffollamento incomparabile rispetto a San Vittore, c’è molto impegno rivolto all’insegnamento di attività professionali, sportive, musicali e artistiche», tanto che è proprio durante uno dei laboratori che è emerso un episodio che l’arcivescovo trova significativo.
Un giovane detenuto ha infatti mostrato all’arcivescovo «i suoi quadri, nei quali ha voluto esprimere tristezza, con una colomba che piange, ma anche speranza, con colori molto vivaci». In carcere non si sta bene, ma il punto nodale è che «c’è un disagio profondo che l’intera società non ha il coraggio, forse, di guardare in faccia e non ha i mezzi, o la voglia, di affrontare», ed è il suo stesso vuoto spirituale. A ben vedere, nelle carceri ci sono molti programmi di recupero, ma non riescono a scalfire «un qualche dolore profondo che non si sa indagare e a cui soprattutto non si sa offrire una consolazione che divenga motivo di speranza» per l’oggi e per il domani.
«C’è un lavoro previo da fare nella società: una società sana dove gli adulti siano capaci di educare, in cui la Chiesa, le istituzioni, la scuola, offrano motivi per fare il bene invece che il male. Sistemare le strutture non è sufficiente», occorre «dare buone ragioni per evitare di delinquere: offrire speranza e senso di responsabilità per la propria vita e i propri talenti». Il vero nodo della questione è quindi “a monte”, in una cultura che non sa più trasmettere valori fondanti per la persona perché ha confuso il bene con il male, offrendo per prima, in abbondanza, modelli negativi per le nuove generazioni.
Luned=, 20 gennaio 2026






