Verso la battaglia delle unioni civili

Marco Invernizzi

Care amiche, cari amici

Ormai ci siamo, la proposta del governo Renzi sulle unioni civili sembra imminente.

Del resto, chi può pensare che l'Italia rimanga immune da questa legge, già operativa in quasi tutti i paesi occidentali? Infatti, le tante lobby che portano avanti l'ideologia gender almeno dalla Conferenza internazionale di Pechino sulla donna, organizzata dall'Onu nel 1995, non possono accettare che l'Italia sia così anomala al punto da non dare la possibilità alle coppie gay di sposarsi.

Nessuna illusione dunque, ma neppure nessuna rinuncia a combattere. Questa volta non troveremo adeguate sponde politiche, come accadde nel 2007, quando fra il milione di italiani e oltre che gremivano piazza san Giovanni a Roma per il Family day c'erano anche i leader del centro-destra, Berlusconi in testa.

Il Cavaliere ha cambiato principi di riferimento ed è passato dall'altra parte, nonostante lo neghi. Ha dichiarato al Foglio che avrebbe preferito una soluzione privatistica, ma intanto ha condotto Forza Italia a un accordo con il Pd di Renzi anche sulle unioni civili. Forza Italia diventa Forza gay, purtroppo non è uno scherzo.

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Corea del Nord. Un viaggio nella Cina di Mao

Arturo Carli

Un viaggio in un Paese disperato senza essere sazio, direbbe oggi il card. Giacomo Biffi. La Corea del nord è tuttora un Paese comunista, con tutte le drammatiche conseguenze. Un "turista" ci racconta l'esperienza di una visita nel Paese, naturalmente pilotata, ma sufficiente per capire.

Settanta anni fa in Corea si diede inizio ad un grande esperimento sociale che è tutt’ora in corso. Un Paese con un popolo che per etnia, lingua e cultura è omogeneo come pochi al mondo, fu diviso col coltello in due parti uguali.
Al Nord, di poco più avvantaggiato, perché più esteso, con un sottosuolo più ricco e con un'iniziale industria estrattiva (eredità del dominio giapponese), fu imposto un sistema di pianificazione centralizzata, nel quadro di un Stato socialista sul modello sovietico. Al Sud, invece, un’economia di mercato dentro un sistema politico di tipo autoritario, evoluto negli anni ’90 in una democrazia.
Come sia andato questo esperimento è facile capirlo dalla risposta che le guide turistiche cinesi danno ai curiosi che si apprestano a visitare la Repubblica Popolare Democratica di Corea: “Ma volete proprio andare a vedere come eravamo noi quarant’anni fa?”.
In effetti oggi andare in Nord Corea è fare un viaggio nel tempo nella Cina di Mao Tze Tung (come lo pronunciavano i contemporanei).

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Famiglia e gender: una rivoluzione culturale che viene da lontano

Roberta Romanello

All’inizio di ottobre si è svolto Brescia un importante convegno organizzato dalla diocesi di Brescia e da diverse associazioni – tra cui Alleanza Cattolica – dal titolo "La famiglia, nuova periferia esistenziale?". È stato l'ultimo di una serie, tutti organizzati a Brescia, ogni anno, che hanno visto la partecipazione di importanti protagonisti della battaglia per la valorizzazione dell'identità della persona e contro l'ideologia gender, che vuole togliere all’uomo ciò che dovrebbe custodire più gelosamente perché cardine della propria personalità: la propria identità sessuale. Sono intervenuti, infatti, negli anni scorsi Gerard van den Aardweg, Joseph Nicolosi, Tony Anatrella, Dale O’Leary, tutti protagonisti nel nostro tempo della buona battaglia. 

Ha aperto i lavori Marguerite Peeters, la principale protagonista del convegno di quest’anno, con due interventi, uno di carattere storico-culturale, l’altro che analizza il nuovo linguaggio utilizzato per portare avanti la rivoluzione culturale dell’ideologia gender. Scrittrice, giornalista, esperta di movimenti culturali e politici, profonda conoscitrice del potere del linguaggio e della sua capacità di modificare decisioni, posizioni, mentalità, Peeters è autrice del recente volume IL GENDER, una questione politica e culturale (S Paolo, 2014).
La Peeters ha così ripercorso le tappe storiche, filosofiche, ideologiche e politiche che hanno portato a una visione dell'uomo sempre più astratta, un uomo che diventa sempre meno persona e sempre più “detentore laico di diritto” liberato dalla schiavitù dell’autorità. In questo processo, cominciato con la Rivoluzione Francese, che ha segnato la nascita della democrazia occidentale, si è passati dall’omicidio culturale della parola “padre” (Rousseau sosteneva che “essere padri è un privilegio sociale che si contrappone all’uguaglianza”), alla morte di Dio proclamata da Nietzsche. Ella ha quindi analizzato la ribellione al principio di autorità avvenuta nel maggio del 1968, parallelamente alla diffusione di una nuova visione della donna che si vuole liberare dalla “schiavitù della riproduzione” e che vuole possedere totalmente il suo corpo, decidendo anche di poter eliminare il proprio figlio ancora in grembo, se questo diventa un ostacolo alla sua libertà.

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Obbedire è meglio

Yaryna Shmyhelska

 

Lunedì 21 ottobre 2014, al Centro Francescano Culturale Artistico Rosetum di Milano ha avuto luogo l'incontro di presentazione dell'ultimo libro della giornalista Costanza Miriano: “Obbedire è meglio. Le regole della compagnia dell'agnello.”

L'evento è stato presentato da Marco Invernizzi, Reggente Regionale di Alleanza Cattolica Milano, organizzatrice dell'incontro. Oltre all'autrice del libro, è intervenuto anche Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta.

Che cosa spinge 500 persone a sacrificare un lunedì sera per ascoltare qualcuno che parla di “obbedienza”, termine così poco politically correct?

Probabilmente il fatto che Costanza sia più mamma e moglie che giornalista Rai, e più una sorta di mina vagante che una vera e propria “relatrice” - per lo meno non noiosa e intellettualoide, come prevede il galateo di un relatore che si rispetti.

Senza contare che era affiancata da un altrettanto papà e marito come Roberto Marchesini, che si è ritrovato a parlare di San Tommaso e Giovanni Paolo II per spiegare dinamiche di coppia, la cui soluzione è normalmente affidata alle due frasette dell'oroscopo mattutino letto su un giornale qualunque.

Tra risate ed applausi i due relatori si sono passati il testimone sulla questione dell'obbedienza con molto realismo e autoironia. Ebbene sì, obbedire sarebbe la soluzione di molti problemi. Obbedire? A cosa? “Obbedire alla realtà, prima di tutto”, ci anticipa Costanza, “perchè tutto quello che ci succede, anche quel figlio lì che vorrei fosse più perfetto, quel marito lì che non ascolta quello che gli dico quando vorrei tutta l'attenzione su di me, sono delle grandi opportunità di ricordarmi che non ci sono solo io, e che qualcun Altro mi compie”.

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Friday the 31st. - Comunità ambrosiana - Alleanza Cattolica - Milano
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